Trecate: bimba annegò in piscina, chiesto processo a gestore e bagnino

Trecate: bimba annegò in piscina, chiesto processo a gestore e bagnino
Cronaca 16 Maggio 2015 ore 22:31

NOVARA – Tutto era avvenuto il 27 agosto del 2012 alla piscina comunale di Trecate. Quel giorno, intorno alle 12, una bambina marocchina di 11 anni, Miriam Mouihli, residente nel comune trecatese, si era tuffata in acqua. Poco dopo due amiche l’avevano notata in fondo alla vasca. Avevano pensato inizialmente stesse scherzando. Poi, intuendo che si trattasse di qualcosa di diverso, avevano allertato il bagnino, che era intervenuto, prestandole i primi soccorsi. La piccola era stata portata in ospedale a Novara, ricoverata in Rianimazione. Già nel pomeriggio di quel giorno era stata trasferita al nosocomio di Alessandria, dove esiste una struttura pediatrica più adatta. Le sue condizioni, però, non erano mai migliorate e il suo cuoricino aveva cessato di battere sette giorni dopo, il 4 settembre.

NOVARA – Tutto era avvenuto il 27 agosto del 2012 alla piscina comunale di Trecate. Quel giorno, intorno alle 12, una bambina marocchina di 11 anni, Miriam Mouihli, residente nel comune trecatese, si era tuffata in acqua. Poco dopo due amiche l’avevano notata in fondo alla vasca. Avevano pensato inizialmente stesse scherzando. Poi, intuendo che si trattasse di qualcosa di diverso, avevano allertato il bagnino, che era intervenuto, prestandole i primi soccorsi. La piccola era stata portata in ospedale a Novara, ricoverata in Rianimazione. Già nel pomeriggio di quel giorno era stata trasferita al nosocomio di Alessandria, dove esiste una struttura pediatrica più adatta. Le sue condizioni, però, non erano mai migliorate e il suo cuoricino aveva cessato di battere sette giorni dopo, il 4 settembre.
Per questa morte la Procura di Novara, con il pm Nicola Serianni, ha chiuso le indagini nei confronti del gestore della piscina, Roberto Travaglino, 50 anni, assistito dall’avvocato Roberto Rognoni, e di Lorenzo Testa, bagnino di 21 anni di Novara, difeso dall’avvocato Claudio Bossi. Ne chiede il rinvio a giudizio per omicidio colposo. L’udienza preliminare avrebbe dovuto svolgersi mercoledì, ma è stato tutto aggiornato al 16 settembre, per vedere se, nel frattempo, si troverà un accordo per il risarcimento del danno tra le varie parti coinvolte. I genitori della bimba si costituiranno parte civile, assistiti dall’avvocato Daniela Fontaneto. La Procura contesta a Travaglino alcune mancanze, in particolare il fatto di non aver segnalato adeguatamente dove l’acqua era particolarmente alta, al bagnino, invece, di non essere intervenuto con celerità. Per le due difese non c’è nulla di tutto questo: nessuna responsabilità per i due. Per salvare la bambina era stata fatta ogni cosa, come hanno riferito diversi testimoni. Il bagnino, appena allertato, si era prodigato per salvarla. L’intervento era stato immediato. «La piscina – sostiene l’avvocato Rognoni – era approvata, quanto a norme e segnaletica, tanto dall’Asl quanto dallo stesso Comune. Il cartello indicante l’acqua alta era presente. Il mio assistito non poteva intervenire e modificare qualcosa. Restano, inoltre, molti aspetti ancora da valutare». Qualora non si giungesse a un accordo, il 16 settembre, l’avvocato Rognoni chiederà per il suo assistito il rito abbreviato.

mo.c.