Il caso

Tredici anni fa l'assassinio di Simona Melchionda, vittima di cieca violenza come Giulia Tramontano

Due storie diverse ma al tempo stesso accomunate da tante tristi similitudini

Tredici anni fa l'assassinio di Simona Melchionda, vittima di cieca violenza come Giulia Tramontano
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Sono passati esattamente 13 anni da quel 6 giugno del 2010 quando la 25enne oleggese Simona Melchionda scomparve da casa per non farvi mai più ritorno.

Simona e Giulia, vittime di cieca violenza

Una vicenda drammatica che tenne con il fiato sospeso la comunità oleggese e l'Italia intera per molti giorni e che purtroppo ha delle tristi e analogie con l'assassino di Giulia Tramontano, la 29enne, al settimo mese di gravidanza, residente a Senago nel Milanese, uccisa brutalmente nei giorni scorsi dal suo compagno che aveva una relazione con un'altra donna.

Due donne uccise per mano di chi avrebbe dovuto amarle (anche se tra Simona e il suo carnefice il rapporto era terminato prima), due donne che non pensavano di essere in pericolo, due donne uccise brutalmente a sangue freddo e i cui corpi sono stati poi nascosti senza alcun rispetto né pietà.

E ancora, la preoccupazione dei primi momenti, quando si sperava in un possibile allontanamento volontario delle vittime, gli appelli, le ricerche, i servizi di Chi l'ha visto, la finta preoccupazione degli assassini, i messaggi mandati dal cellulare della vittima per depistare, il triangolo amoroso e infine la confessione e il ritrovamento del corpo.

Due storie diverse ma al tempo stesso accomunate da tante tristi similitudini, tant'è che in molti, nei giorni scorsi, sentendo i terribili sviluppi della vicenda di Senago sono tornati con la mente a quel giugno 2010, quando tutti rimasero con il fiato sospeso per Simona prima che venisse alla luce la più terribile della verità.

La storia di Simona

Quel 6 giugno 2010, era una domenica sera. Simona Melchionda ha trascorso la serata con degli amici in un locale, ma quando torna è nervosa. La causa è da ricondurre a una telefonata del pomeriggio intercorsa con l’ex fidanzato, una telefonata dalla quale è scaturito un litigio. Simona poi chiede alla madre Giovanna la macchina perché ha un appuntamento fissato a mezzanotte.

Alle 2.25 sul cellulare della donna arriva un messaggio, partito dal telefonino di Simona, nel quale le dice che avrebbe dormito fuori. Da quel momento non si sa più nulla di Simona e per un mese la famiglia vive nell’angoscia più totale. Il telefonino risulta essere sempre spento e la macchina è posteggiata nei paraggi di un ristorante a Pombia.

Il ritrovamento del corpo

Ma della giovane non c’è alcuna traccia tant’è che a puntare i riflettori sulla sua scomparsa c’è anche la trasmissione “Chi l’ha visto?”. Amici e parenti non si danno pace e diffondo messaggi su facebook, insieme alla foto, sperando che qualcuno possa dare informazioni utili. Si tengono le dita incrociate, ma le speranze si infrangono il 3 luglio quando, fra i rovi che si affacciano sul Ticino, viene ritrovato il corpo senza vita di Simona.

La confessione dell'ex fidanzato

Ad indicare il luogo è proprio l’ex fidanzato, il carabiniere Luca Sainaghi, 28 anni, che racconta di averle sparato un colpo alla testa con la pistola di ordinanza e poi di essersi liberato del corpo oramai senza vita. Una confessione giunta dopo diversi giorni di interrogatorio quando l’ex fidanzato inizialmente nega tutto, ma alcune contraddizioni alla fine fanno “cadere” Sainaghi che indica alle Forze dell’ordine il punto dove si sarebbe potuto trovare il cadavere.

Arriva l’arresto e poi iniziano i processi che si celebrano fra Novara, Torino e Roma. E proprio nelle aule di tribunale si discute del ruolo rivestito da Ilaria Mortarini, fidanzata di Sainaghi, nell’istigazione all’omicidio (condannata dalla Cassazione a 30 anni). Sainaghi era stato condannato all'ergastolo e poi a 30 anni.

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