Cronaca

Uil: nel Novarese cassa integrazione più che dimezzata

E' in calo del 51,5%, ma non è un dato positivo

Uil: nel Novarese cassa integrazione più che dimezzata
Cronaca Arona, 08 Febbraio 2017 ore 09:04

E' in calo del 51,5%, ma non è un dato positivo

In provincia di Novara cala la cassa integrazione, più che in tutto il resto del Piemonte: è quanto emerge dal bilancio 2016 della Uil, che parla di un -51,5%. Secondo i sindacati il dato è legato alla chiusura delle aziende e alle nuove normative in merito, che hanno portato a una limitazione del ricorso a questa forma di ammortizzatori sociali.

Il raffronto annuale delle ore richieste nelle province piemontesi è stato il seguente: Torino +21,8%, Biella    -16,2%, Alessandria -27,9%, Vercelli -29,1%, Asti -30,9%, Verbania -32,8%, Cuneo -38,7%, Novara -51,5%.

“Le ore di cassa integrazione autorizzate nel 2016 sono state ancora più che doppie rispetto al 2008, anno di inizio crisi. Le recenti riforme degli ammortizzatori sociali dei Governi Monti e Renzi hanno visto, nell’anno appena concluso, la progressiva scomparsa della cassa in deroga e un aumento dei costi per l’utilizzo. Si è assistito anche a un fermo amministrativo, in particolare per la cassa integrazione ordinaria, che ha ritardato la concessione in alcune zone d'Italia, anche per periodi superiori a sei mesi. Per assenza di dati ufficiali, non è ancora possibile analizzare gli effetti dell’introduzione del nuovo Fondo di Integrazione Salariale (FIS), istituito dal d.lgs. 148/2015, i cui possibili beneficiari sono tutti i datori di lavoro, imprenditori e non, che hanno più di 5 dipendenti e che non rientrano nel campo di applicazione di Cigo e Cigs. Attraverso le poche informazioni disponibili si può dire che il FIS non ha ancora erogato alcuna prestazione, a fronte di 950 domande presentate in Italia, riferite a 22 mila lavoratori. La UIL Nazionale, da tempo, ha segnalato numerose criticità nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali riformati dal Jobs Act. C’è la necessità di adottare strumenti flessibili, che evitino il rischio licenziamenti e permettano alle imprese di mantenere la forza lavoro, anche con sospensioni temporanee. Per questi motivi, le Organizzazioni Sindacali continuano a chiedere al Governo di confrontarsi per condividere le necessarie e ragionevoli modifiche”.