Undicenne morì in piscina: a processo il gestore

Undicenne morì in piscina: a processo il gestore
Cronaca 10 Ottobre 2015 ore 08:31

NOVARA - E’ stato rinviato a giudizio, giovedì mattina, in Tribunale a Novara, Roberto Travaglino, 50 anni, gestore della piscina comunale Acquapark di via Romentino a Trecate. In questa struttura il 27 agosto 2012, poco prima delle 12, una bimba marocchina di soli 11 anni, Miriam Mouihli, residente nella cittadina trecatese, si era tuffata in acqua, salvo poi non riemergere. Due amiche che erano con lei l’avevano notata in fondo alla vasca. Inizialmente avevano pensato stesse scherzando, ma così non era. Intuito come si trattasse di qualcosa di ben più grave, avevano allertato il bagnino, che era intervenuto, prestandole i primi soccorsi. La bambina era stata trasportata inizialmente all’ospedale Maggiore, in Rianimazione. Nel pomeriggio di quello stesso giorno era stata trasferita al nosocomio di Alessandria. Le sue condizioni non erano, però, mai migliorate e il suo cuoricino aveva cessato di battere il 4 settembre, sette giorni dopo la giornata in piscina.

Negli scorsi mesi, per questo decesso, la Procura di Novara, con il pm Nicola Serianni, ha chiesto il rinvio a giudizio per Travaglino, assistito dagli avvocati Roberto Rognoni e Rino Taddi e per Lorenzo Testa, bagnino di 21 anni di Novara, difeso dall’avvocato Claudio Bossi. L’accusa per loro è quella di omicidio colposo. Testa ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato e l’udienza è fissata al 16 dicembre. Travaglino ha, invece, discusso la preliminare davanti al gup Claudia Gentili. Il processo è ora fissato al 25 febbraio 2016. Giovedì mattina il padre della ragazzina si è costituito parte civile con l’avvocato Daniela Fontaneto.

La Procura contesta a Travaglino alcune mancanze, in particolare il fatto, parrebbe, di non aver segnalato adeguatamente dove l’acqua era particolarmente alta; al bagnino, invece, di non essere intervenuto con celerità. Non è così per i legali dei due. Entrambi hanno fatto ogni cosa possibile per salvare la bambina, come riferito anche da alcune testimonianze.

mo.c.

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola sabato 10 ottobre


NOVARA - E’ stato rinviato a giudizio, giovedì mattina, in Tribunale a Novara, Roberto Travaglino, 50 anni, gestore della piscina comunale Acquapark di via Romentino a Trecate. In questa struttura il 27 agosto 2012, poco prima delle 12, una bimba marocchina di soli 11 anni, Miriam Mouihli, residente nella cittadina trecatese, si era tuffata in acqua, salvo poi non riemergere. Due amiche che erano con lei l’avevano notata in fondo alla vasca. Inizialmente avevano pensato stesse scherzando, ma così non era. Intuito come si trattasse di qualcosa di ben più grave, avevano allertato il bagnino, che era intervenuto, prestandole i primi soccorsi. La bambina era stata trasportata inizialmente all’ospedale Maggiore, in Rianimazione. Nel pomeriggio di quello stesso giorno era stata trasferita al nosocomio di Alessandria. Le sue condizioni non erano, però, mai migliorate e il suo cuoricino aveva cessato di battere il 4 settembre, sette giorni dopo la giornata in piscina.

Negli scorsi mesi, per questo decesso, la Procura di Novara, con il pm Nicola Serianni, ha chiesto il rinvio a giudizio per Travaglino, assistito dagli avvocati Roberto Rognoni e Rino Taddi e per Lorenzo Testa, bagnino di 21 anni di Novara, difeso dall’avvocato Claudio Bossi. L’accusa per loro è quella di omicidio colposo. Testa ha scelto di essere giudicato con rito abbreviato e l’udienza è fissata al 16 dicembre. Travaglino ha, invece, discusso la preliminare davanti al gup Claudia Gentili. Il processo è ora fissato al 25 febbraio 2016. Giovedì mattina il padre della ragazzina si è costituito parte civile con l’avvocato Daniela Fontaneto.

La Procura contesta a Travaglino alcune mancanze, in particolare il fatto, parrebbe, di non aver segnalato adeguatamente dove l’acqua era particolarmente alta; al bagnino, invece, di non essere intervenuto con celerità. Non è così per i legali dei due. Entrambi hanno fatto ogni cosa possibile per salvare la bambina, come riferito anche da alcune testimonianze.

mo.c.

 

Per saperne di più leggi l’articolo sul Corriere di Novara in edicola sabato 10 ottobre