Esperienze uniche

Volontari aronesi nell’isola dei migranti che sognano l’Europa

Il racconto di Mario Armanni e Cristina Ticozzi

Volontari aronesi nell’isola dei migranti che sognano l’Europa
Arona, 16 Settembre 2020 ore 07:00

Volontari aronesi in missione nell’isola di Lesbo, dove i migranti in arrivo dalle parti più povere del mondo si fermano con la speranza di arrivare in Europa.

Volontari aronesi a Lesbo

Mario Armanni e  Cristina Ticozzi, marito e moglie e volontari della Comunità di Sant’Egidio ad Arona, sono recentemente tornati dal campo profughi di Moria a Lesbo, una delle isole dell’Egeo messe più sotto pressione dall’ondata migratoria proveniente dalla Turchia. Cristina e Mario sono partiti in missione con la Comunità di Sant’Egidio e per una settimana hanno svolto attività di sostegno e di assistenza alle persone che si trovano bloccate nel campo. L’Isola di Lesbo si trova proprio di fronte alla Turchia ed essendo un’isola greca rappresenta il primo approdo europeo per chi scappa dal proprio Paese. I migranti che raggiungono queste coste vengono indirizzati all’hotspot di Moria dove è necessario fare la richiesta di protezione internazionale.

Un “limbo” prima di raggiungere l’Europa

“La richiesta viene effettuata in un ufficio presente nel campo formato dall’Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, e da funzionari del governo greco – spiegano dalla Comunità di Sant’Egidio – i migranti effettuano la richiesta, ma per avere un riscontro servono molti mesi. Possono essere accettati o respinti. Spesso vengono respinti, come avviene a causa degli accordi fatti con la Turchia dal governo greco e dall’Europa. In questo caso possono fare ricorso, ma se questo non va a buon fine è prevista l’espulsione. Nella realtà, però, queste persone poi rimangono lì, in un limbo che dura anche anni. Chi ha fatto la richiesta e aspetta una risposta viene fatto alloggiare in container nella zona del campo detto “attrezzato”. Questa parte del campo è in condizioni disumane ed è completamente chiusa dal filo spinato. La zona è tuttora in lockdown, non si può uscire e ha le dimensioni di una prigione”.

L’articolo integrale sul Giornale di Arona in edicola fino a domani.

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