Zion Smart Shop, rimborsati 249 clienti per 111mila euro

Zion Smart Shop, rimborsati 249 clienti per 111mila euro
Cronaca 28 Maggio 2015 ore 08:56

NOVARA - Caso cellulari, Davinio Zanetti, il titolare dello Zion Smart Shop che ha ormai cessato l’attività, da ottobre 2014 a qualche giorno fa ha rimborsato (a mezzo bonifico) 249 clienti fra quelli che avevano ordinato e pagato on line il prodotto, ma non lo avevano ricevuto (perlomeno entro i 15 giorni lavorativi medi pattuiti) e, dopo una snervante attesa, avevano appunto chiesto indietro i soldi. Totale: 110.747,40 euro, ovvero una media di quasi 445 euro a testa. Zanetti ce lo ha fatto sapere tramite l’avvocato Agostino Scialla (mantenendo un impegno, e con tanto di dettagliata tabella), e lo ha anche comunicato, durante l’interrogatorio cui è stato sottoposto venerdì scorso a Novara, alla Polizia postale, delegata dalla locale Procura, dove sono affluiti, per competenza territoriale, diversi esposti presentati in varie parti d’Italia. Zanetti ha risposto a tutte le domande, «benchè potesse avvalersi della facoltà di non rispondere», come sottolinea lo stesso legale. Ha viceversa appunto preferito fornire «ampi chiarimenti circa l'intera vicenda». L’avvocato Scialla non ritiene però opportuno «divulgare elementi delle dichiarazioni soggette al vaglio dell'Autorità  Giudiziaria», e alla nostra domanda su quale ipotesi di reato la stessa stia lavorando (probabile la truffa contrattuale, secondo i legali dell’Unione consumatori italiani, che stanno seguendo la vicenda per conto di centinaia di clienti), ci ha risposto: «Non do nessuna informazione sul procedimento. Siamo stati citati con le forme dell’articolo 350 del Codice di procedura penale. Quindi senza nessuna ipotesi di reato». La presenza del difensore all’interrogatorio e la facoltà di non rispondere (della quale Zanetti come detto non si è avvalso) indicherebbero il contrario. E del resto il citato articolo 350 del Codice dice che «gli ufficiali di polizia giudiziaria (nello specifico la Polposta, ndr) assumono sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini… Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore…». Si vedrà.

Tornando ai rimborsi: «Il mio cliente - precisa l’avvocato Scialla - tra l'ottobre 2014 ed il maggio 2015 ha rimborsato parecchi clienti per diverse migliaia di euro. E parliamo dei soli rimborsi avvenuti a mezzo bonifico mentre è in corso la ricostruzione dei numerosi rimborsi avvenuti per contanti direttamente in negozio. Alla Polizia postale è stata fornita copia altresì delle numerose fatture di acquisto della merce affinché fosse dimostrata la buona fede dell'impresa Zion. L'autorità di Polizia sta svolgendo con estrema professionalità le indagini che siamo sicuri dimostreranno la totale assenza di volontà delittuose da parte del mio assistito». Come peraltro più volte sostenuto: un “giro” che si era a quanto pare allargato un po’ troppo per via dei prezzi di cellulari e pc particolarmente allettanti, i primi ritardi, le richieste di rimborso che si facevano via via soffocanti, il tutto condito con una certa (ammessa) inesperienza, e il giocattolino era andato in tilt. Infine l’intervento dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza, che a fine aprile aveva sostanzialmente diffidato lo Zion a proseguire certe pratiche, ritenute scorrette, pena forti sanzioni. Ravvisata dal Garante possibile «ingannevolezza delle indicazioni relative alla disponibilità ed ai tempi di consegna dei prodotti offerti in vendita on line». E poi «possibile idoneità delle condotte richiamate a ostacolare ovvero a condizionare indebitamente la libertà di scelta del consumatore medio in relazione all’esercizio di diritti contrattuali e/o all’eventuale cessazione del rapporto contrattuale. Infatti nel sito sono fornite informazioni non rispondenti al vero in merito alla disponibilità e ai tempi di consegna dei prodotti ivi commercializzati; inoltre i consumatori trovano notevoli ostacoli nell’esercitare i loro diritti contrattuali; in particolare, viene tuttora segnalata la mancata restituzione dei soldi pagati per beni per i quali è stato esercitato il diritto di recesso e più in generale una grave difficoltà ad avere contatti diretti con il professionista». Comunque ora buone notizie per la vasta clientela dell’ormai ex Zion, anche se, chiosa l’avvocato Scialla, «allo stato non esiste un programma per i (futuri, ndr) rimborsi per cui nessuna promessa od illusione». Però il dato di fatto è che oltre 110 mila euro sono tornati all’ovile. Possono sperare gli altri clienti, molti dei quali sono semplicemente in attesa, altri, come detto, si sono affidati all’Uci, altri ancora alla magistratura.

Paolo Viviani 

NOVARA - Caso cellulari, Davinio Zanetti, il titolare dello Zion Smart Shop che ha ormai cessato l’attività, da ottobre 2014 a qualche giorno fa ha rimborsato (a mezzo bonifico) 249 clienti fra quelli che avevano ordinato e pagato on line il prodotto, ma non lo avevano ricevuto (perlomeno entro i 15 giorni lavorativi medi pattuiti) e, dopo una snervante attesa, avevano appunto chiesto indietro i soldi. Totale: 110.747,40 euro, ovvero una media di quasi 445 euro a testa. Zanetti ce lo ha fatto sapere tramite l’avvocato Agostino Scialla (mantenendo un impegno, e con tanto di dettagliata tabella), e lo ha anche comunicato, durante l’interrogatorio cui è stato sottoposto venerdì scorso a Novara, alla Polizia postale, delegata dalla locale Procura, dove sono affluiti, per competenza territoriale, diversi esposti presentati in varie parti d’Italia. Zanetti ha risposto a tutte le domande, «benchè potesse avvalersi della facoltà di non rispondere», come sottolinea lo stesso legale. Ha viceversa appunto preferito fornire «ampi chiarimenti circa l'intera vicenda». L’avvocato Scialla non ritiene però opportuno «divulgare elementi delle dichiarazioni soggette al vaglio dell'Autorità  Giudiziaria», e alla nostra domanda su quale ipotesi di reato la stessa stia lavorando (probabile la truffa contrattuale, secondo i legali dell’Unione consumatori italiani, che stanno seguendo la vicenda per conto di centinaia di clienti), ci ha risposto: «Non do nessuna informazione sul procedimento. Siamo stati citati con le forme dell’articolo 350 del Codice di procedura penale. Quindi senza nessuna ipotesi di reato». La presenza del difensore all’interrogatorio e la facoltà di non rispondere (della quale Zanetti come detto non si è avvalso) indicherebbero il contrario. E del resto il citato articolo 350 del Codice dice che «gli ufficiali di polizia giudiziaria (nello specifico la Polposta, ndr) assumono sommarie informazioni utili per le investigazioni dalla persona nei cui confronti vengono svolte le indagini… Le sommarie informazioni sono assunte con la necessaria assistenza del difensore…». Si vedrà.

Tornando ai rimborsi: «Il mio cliente - precisa l’avvocato Scialla - tra l'ottobre 2014 ed il maggio 2015 ha rimborsato parecchi clienti per diverse migliaia di euro. E parliamo dei soli rimborsi avvenuti a mezzo bonifico mentre è in corso la ricostruzione dei numerosi rimborsi avvenuti per contanti direttamente in negozio. Alla Polizia postale è stata fornita copia altresì delle numerose fatture di acquisto della merce affinché fosse dimostrata la buona fede dell'impresa Zion. L'autorità di Polizia sta svolgendo con estrema professionalità le indagini che siamo sicuri dimostreranno la totale assenza di volontà delittuose da parte del mio assistito». Come peraltro più volte sostenuto: un “giro” che si era a quanto pare allargato un po’ troppo per via dei prezzi di cellulari e pc particolarmente allettanti, i primi ritardi, le richieste di rimborso che si facevano via via soffocanti, il tutto condito con una certa (ammessa) inesperienza, e il giocattolino era andato in tilt. Infine l’intervento dell’Autorità garante del mercato e della concorrenza, che a fine aprile aveva sostanzialmente diffidato lo Zion a proseguire certe pratiche, ritenute scorrette, pena forti sanzioni. Ravvisata dal Garante possibile «ingannevolezza delle indicazioni relative alla disponibilità ed ai tempi di consegna dei prodotti offerti in vendita on line». E poi «possibile idoneità delle condotte richiamate a ostacolare ovvero a condizionare indebitamente la libertà di scelta del consumatore medio in relazione all’esercizio di diritti contrattuali e/o all’eventuale cessazione del rapporto contrattuale. Infatti nel sito sono fornite informazioni non rispondenti al vero in merito alla disponibilità e ai tempi di consegna dei prodotti ivi commercializzati; inoltre i consumatori trovano notevoli ostacoli nell’esercitare i loro diritti contrattuali; in particolare, viene tuttora segnalata la mancata restituzione dei soldi pagati per beni per i quali è stato esercitato il diritto di recesso e più in generale una grave difficoltà ad avere contatti diretti con il professionista». Comunque ora buone notizie per la vasta clientela dell’ormai ex Zion, anche se, chiosa l’avvocato Scialla, «allo stato non esiste un programma per i (futuri, ndr) rimborsi per cui nessuna promessa od illusione». Però il dato di fatto è che oltre 110 mila euro sono tornati all’ovile. Possono sperare gli altri clienti, molti dei quali sono semplicemente in attesa, altri, come detto, si sono affidati all’Uci, altri ancora alla magistratura.

Paolo Viviani