Genovesi, “fuori dal coro”: «Raccontare ma anche ascoltare»

Genovesi, “fuori dal coro”: «Raccontare ma anche ascoltare»
Cultura 17 Marzo 2015 ore 14:30

NOVARA – C’è anche quest’anno una “voce fuori dal coro”. Quella di Fabio Genovesi. Così continua la rassegna “Voci di donna”, il festival della letteratura al femminile organizzato da Libreria Lazzarelli e Libreria La Talpa in collaborazione con Centro Novarese di Studi Letterari, Biblioteca Civica Negroni e Circolo dei Lettori di Torino. La rassegna, nata con il patrocinio di Comune di Novara e Provincia di Novara, il supporto della casa editrice Interlinea e il contributo di Novara Mamma dà appuntamento oggi, martedì 18 marzo, alle 18 alla Biblioteca Negroni di Novara con Fabio Genovesi che presenta il suo libro “Chi manda le onde” (Mondadori), a colloquio con Erica Bertinotti; mercoledì 19 alle 10.30 sarà all’Iti Omar per incontrare gli studenti.
Una voce maschile? Si sente fuori… posto?

NOVARA – C’è anche quest’anno una “voce fuori dal coro”. Quella di Fabio Genovesi. Così continua la rassegna “Voci di donna”, il festival della letteratura al femminile organizzato da Libreria Lazzarelli e Libreria La Talpa in collaborazione con Centro Novarese di Studi Letterari, Biblioteca Civica Negroni e Circolo dei Lettori di Torino. La rassegna, nata con il patrocinio di Comune di Novara e Provincia di Novara, il supporto della casa editrice Interlinea e il contributo di Novara Mamma dà appuntamento oggi, martedì 18 marzo, alle 18 alla Biblioteca Negroni di Novara con Fabio Genovesi che presenta il suo libro “Chi manda le onde” (Mondadori), a colloquio con Erica Bertinotti; mercoledì 19 alle 10.30 sarà all’Iti Omar per incontrare gli studenti.

Una voce maschile? Si sente fuori… posto?
«Il mio nuovo romanzo mette in luce i personaggi femminili. Il modo di raccontare le donne dal punto di vista di un uomo può essere interessante. Ecco la mia presenza nella rassegna».

Come sono nati i personaggi?
«È un libro corale, in cui ci sono cinque protagonisti. La ragazza albina, il fratello, la mamma, un uomo innamorato, un bambino arrivato da Chernobyl… Quando scrivo cerco di partire senza mai avere una idea di quello che scriverò, così come un lettore non legge un romanzo che sa come va a finire. I personaggi nascono da una interazione tra di loro».

Il suo libro è candidato allo Strega. Un premio che può cambiare la vita?
«La candidatura mi ha fatto piacere, è un attestato di stima ma la vivo come una gita, più che guardare all’obiettivo finale, che è in mano al destino, mi concentro sulle occasioni che mi offre, per girare e incontrare persone. Per imparare. Come la mia partecipazione al festival di Novara, la vivo come un arricchimento. Poi, volendo continuare a scrivere, è meglio tenere i piedi per terra e frequentare le persone di sempre, non solo scrittori e critici letterari. Se no il tuo mondo si riduce. Io continuo a vivere al mare (in Versilia, ndr) e lì rimango. La vittoria allo Strega ti fa vendere di più, ma la vita si basa su altre cose».

Esiste una scrittura al femminile? E lo chiedo a un autore maschile…
«C’è una sensibilità diversa, ma non credo che esista una letteratura al femminile. Ci sono libri belli e libri brutti, questo sì. Ecco l’unica vera grande differenza. Però mi interessano i romanzi scritti da donne perché il punto di vista cambia».

E ai giovani studenti che dirà mercoledì?
«Mi capita di incontrarli spesso e mi fa molto piacere. Perché da quegli incontri esco sempre con qualcosa in più, sono io a imparare. Quella è una età affascinante, complicata, piena di difficoltà e in cui il giudizio degli altri è importante, forse troppo. Mi interessa raccontare ma anche ascoltare. L’unico consiglio che posso dare è “non studiate troppo”. O meglio studiate sì, ma il giusto. Fin da bambini si è abituati a fare centomila cose, tra palestra, studio e sport vari, ma il rischio è quello di perdere il contatto con la dimensione della vita realtà. Quindi studiate il giusto e poi uscite».

e.gr.