In quel Magazzino il dolore dell’esodo

In quel Magazzino il dolore dell’esodo
Cultura 23 Febbraio 2015 ore 20:41

NOVARA – Va in scena la Storia, va in scena il dramma vissuto da tanti italiani. Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perde vasti territori dell’Istria e della fascia costiera: 300.000 persone decidono di lasciare le terre natali destinate a diventare jugoslave per proseguire la loro esistenza in Italia. Da qui parte Simone Cristicchi per (ri)leggere e dare un’anima a una pagina di storia dolorosa ma anche poco frequentata. Lo fa con lo spettacolo “Magazzino 18” in scena giovedì 26 febbraio alle 21 al Teatro Coccia di Novara per un evento Fuori Stagione (biglietti dai 15 ai 30 euro). La regia è di Antonio Calenda. Autore dello spettacolo con Jas Bernas, Cristicchi (cantautore italiano, vincitore a Sanremo nel 2007) firma anche le musiche e canzoni inedite che esegue dal vivo, con la registrazione della FVG Mitteleuropa Orchestra. Gli oggetti accatastati nel Magazzino 18, l’esodo, le foibe, il dramma di chi rimane e di chi parte. In quella umanità sconvolta Cristicchi si è immerso per dare voce a un dolore rimasto sepolto sotto la spessa coltre degli anni.

NOVARA – Va in scena la Storia, va in scena il dramma vissuto da tanti italiani. Con il trattato di pace del 1947 l’Italia perde vasti territori dell’Istria e della fascia costiera: 300.000 persone decidono di lasciare le terre natali destinate a diventare jugoslave per proseguire la loro esistenza in Italia. Da qui parte Simone Cristicchi per (ri)leggere e dare un’anima a una pagina di storia dolorosa ma anche poco frequentata. Lo fa con lo spettacolo “Magazzino 18” in scena giovedì 26 febbraio alle 21 al Teatro Coccia di Novara per un evento Fuori Stagione (biglietti dai 15 ai 30 euro). La regia è di Antonio Calenda. Autore dello spettacolo con Jas Bernas, Cristicchi (cantautore italiano, vincitore a Sanremo nel 2007) firma anche le musiche e canzoni inedite che esegue dal vivo, con la registrazione della FVG Mitteleuropa Orchestra. Gli oggetti accatastati nel Magazzino 18, l’esodo, le foibe, il dramma di chi rimane e di chi parte. In quella umanità sconvolta Cristicchi si è immerso per dare voce a un dolore rimasto sepolto sotto la spessa coltre degli anni.

Come è nato lo spettacolo?
«Lo spettacolo – ci spiega al telefono Cristicchi – nasce da una ricerca avviata tre anni fa sulla memoria della Seconda Guerra Mondiale per un progetto teatrale precedente: sono andato di città in città a raccogliere testimonianze e mi sono ritrovato a Trieste dove mi hanno indicato un luogo del Porto Vecchio, in una zona non accessibile alla popolazione. Sedie, materassi, letti, stoviglie. Ecco cosa ho trovato in quel magazzino, il Magazzino 18, contrassegnato dalla scritta “Servizio Esodo”. Mi sono trovato di fronte alla grandezza della tragedia, là dentro si vede il senso di quello straniamento, oggetti della vita quotidiana, in quello che ho chiamato il cimitero degli oggetti: ci racconta lo strappo dell’esodo e lo fa attraverso la numerazione di ogni mobile, di ogni cosa. È la tragedia di un immenso trasloco. Grazie anche al mio spettacolo quel luogo è stato aperto al pubblico per visite guidate: lo hanno visitato 20.000 persone. A me piacerebbe che potesse diventare un museo aperto tutto l’anno».

Uno spettacolo che coniuga diversi linguaggi. Musica, canzoni, fotografie e videoproiezioni…
«Un nuovo filone del teatro di narrazione che si propone di raccontare la storia del nostro passato con lo strumento moderno del musical. Un musical-civile. Sul palco solitamente sono da solo, ma questa volta, come accade ogni tanto, condivido la scena con un coro che è novarese: il Coro delle Voci Bianche dell’Accademia Langhi diretta dal maestro Alberto Veggiotti. Per l’intera durata dello spettacolo, due ore e tre quarti, interpreto quasi tutti i personaggi».

Forse è più facile proporre una pagina scomoda della nostra storia attraverso uno spettacolo che non con i libri…
«Di fronte allo spettacolo qualcuno ha storto il naso: è uno spettacolo che non fa sconti a nessuno, né ai nostalgici del fascismo né a quelli del comunismo. È stato attaccato su più fonti: condanna i crimini di entrambe le fazioni e le ideologie, da quelli compiuti dal regime fascista e dall’esercito italiano a quelli, in tempo di pace, di cui si sono resi protagonisti i partigiani di Tito. Critiche poi sfumate per l’enorme successo dello spettacolo visto da 70.000 persone con 120 repliche. Raoul Pupo, uno dei punti di riferimento per questa storia, tra i massimi conoscitori del fenomeno delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, ha consigliato “Magazzino 18”: se uno storico di caratura nazionale ha fatto questo passo vuol dire che è un lavoro che può offrire spunti per approfondire la questione, senza sostituirsi ai libri di storia».

A chi si rivolge lo spettacolo?
«A un pubblico di ogni età. A Novara è in programma anche una rappresentazione per le scuole. Ho sempre avuto un grande successo tra gli studenti con “Magazzino 18”: utilizzo un linguaggio semplice come la canzone, che è molto potente, arriva al cuore e all’emotività, alternandola a momenti di leggerezza».

Eleonora Groppetti