«Riempiamo il teatro di giovani»

«Riempiamo il teatro di giovani»
06 Febbraio 2015 ore 02:57

NOVARA – Grande attesa per la “Turandot” novarese. L’opera lirica, un altro allestimento della Fondazione Teatro Coccia, è in cartellone oggi, venerdì 6 febbraio, alle 20.30 e domenica 8 febbraio alle 16. Un imprevisto ha costretto a un cambio di interprete: la protagonista dell’opera pucciniana non sarà più Daniela Dessì, uno dei soprani più importanti al mondo, bloccata da un lieve problema di salute (ha dato forfait poche ore prima della generale di martedì), ma Maria Billeri, arrivata in corsa per salire sul palco l’altra sera. Lei vestirà i panni della principessa: la cantante vanta un repertorio vastissimo di musica da camera; recentemente ha debuttato con successo in “Turandot” al Lirico di Cagliari e tra i suoi prossimi impegni ricordiamo “Norma” al Gran Teatro La Fenice di Venezia, “Nabucco” a Modena e Jesi, “Adriana Lecouvreur” a Pisa e Rovigo. Il maestro Matteo Beltrami dirige l’Orchestra Filarmonica Pucciniana. Impegnata nella produzione dell’opera una forza novarese ormai avvezza al palco del Coccia: il Coro San Gregorio Magno di Trecate diretto dal maestro Mauro Rolfi. Nel cast c’è il tenore Walter Fraccaro. Invitato regolarmente presso i più prestigiosi teatri internazionali, debutta nel 1994 in “Nabucco” di Verdi al Teatro Liceu di Barcellona, dopo aver vinto, l’anno precedente, il secondo premio come miglior tenore e i riconoscimenti Placido Domingo e Monserrat Caballé come miglior interprete verdiano al “Francisco Viñas Competition” di Barcelona. I suoi impegni recenti includono “Manon Lescaut” a Siviglia e “Turandot” a Torino. Nell’edizione di “Turandot” 2010 veste i panni di Calaf. Il suo ruolo anche a Novara.
Come sarà il suo Calaf?
«Mi sono adattato al discorso registico. Una regia particolare quella di Mercedes Martini. Nei panni del mio personaggio cerco di rimanere sempre nella scrittura del grande Puccini, di attenermi alla linea musicale: è un personaggio complesso, perché carico di cambiamenti repentini del modo musicale, del tema musicale. E la tessitura è abbastanza acuta. Bisogna avere una buona preparazione, rispettando, lo ripeto, la scrittura di Puccini. L’unica cosa che ci si può concedere è il “Nessun dorma”: essendo molto conosciuto c’è la possibilità di andare sopra le righe, se hai fiato puoi concedere l’ultimo sì naturale con generosità. E poi massima attenzione nel finale del duetto, è massacrante».
E come sarà la “Turandot” novarese?
«Mi piace molto la regia di Martini che ho conosciuto a Novara. Non stravolge l’opera. Certo se siamo abituati alle regie di Zeffirelli al Metropolitan il discorso cambia. Apprezzo molto il lavoro di Mercedes e la sua regia intelligente, da vedere con un occhio particolare. La sua non disturba musicalmente e mi mette in condizioni favorevoli agli occhi del pubblico e del direttore. Sono bene agevolato».
La lirica può parlare ai giovani? Alla generale di ieri, martedì, tanti erano i ragazzi.
«È stato meraviglioso vedere il teatro pieno di giovani e famiglie. Molto gratificante di questi tempi. Una bella sorpresa per la prima uscita: questa è un’opera dove non si scherza o si camuffa per i ruoli principali. La lirica ha tanto da dire ai giovani. Il problema è coinvolgerli, creare un pubblico giovanile. Il melomane ha raggiunto una certa età ma l’obiettivo da raggiungere è avere un ricambio culturale, favorire un afflusso di giovani all’opera che è nata in Italia. Ce lo stiamo dimenticando. All’estero ci sono molti giovani a teatro. Dal Brasile a Tokyo. Noi siamo leggermente disattenti a questo patrimonio che abbiamo. Un patrimonio che si distingue in tutto il mondo: l’opera si canta in italiano, da Puccini a Verdi a Mascagni. Ecco l’importanza della nostra lingua». Per Walter Fraccan è la prima esibizione al Coccia. «C’ero stato vent’anni da studente, tra il pubblico. Ci sono tornato molto volentieri».
Eleonora Groppetti

NOVARA – Grande attesa per la “Turandot” novarese. L’opera lirica, un altro allestimento della Fondazione Teatro Coccia, è in cartellone oggi, venerdì 6 febbraio, alle 20.30 e domenica 8 febbraio alle 16. Un imprevisto ha costretto a un cambio di interprete: la protagonista dell’opera pucciniana non sarà più Daniela Dessì, uno dei soprani più importanti al mondo, bloccata da un lieve problema di salute (ha dato forfait poche ore prima della generale di martedì), ma Maria Billeri, arrivata in corsa per salire sul palco l’altra sera. Lei vestirà i panni della principessa: la cantante vanta un repertorio vastissimo di musica da camera; recentemente ha debuttato con successo in “Turandot” al Lirico di Cagliari e tra i suoi prossimi impegni ricordiamo “Norma” al Gran Teatro La Fenice di Venezia, “Nabucco” a Modena e Jesi, “Adriana Lecouvreur” a Pisa e Rovigo. Il maestro Matteo Beltrami dirige l’Orchestra Filarmonica Pucciniana. Impegnata nella produzione dell’opera una forza novarese ormai avvezza al palco del Coccia: il Coro San Gregorio Magno di Trecate diretto dal maestro Mauro Rolfi. Nel cast c’è il tenore Walter Fraccaro. Invitato regolarmente presso i più prestigiosi teatri internazionali, debutta nel 1994 in “Nabucco” di Verdi al Teatro Liceu di Barcellona, dopo aver vinto, l’anno precedente, il secondo premio come miglior tenore e i riconoscimenti Placido Domingo e Monserrat Caballé come miglior interprete verdiano al “Francisco Viñas Competition” di Barcelona. I suoi impegni recenti includono “Manon Lescaut” a Siviglia e “Turandot” a Torino. Nell’edizione di “Turandot” 2010 veste i panni di Calaf. Il suo ruolo anche a Novara.
Come sarà il suo Calaf?
«Mi sono adattato al discorso registico. Una regia particolare quella di Mercedes Martini. Nei panni del mio personaggio cerco di rimanere sempre nella scrittura del grande Puccini, di attenermi alla linea musicale: è un personaggio complesso, perché carico di cambiamenti repentini del modo musicale, del tema musicale. E la tessitura è abbastanza acuta. Bisogna avere una buona preparazione, rispettando, lo ripeto, la scrittura di Puccini. L’unica cosa che ci si può concedere è il “Nessun dorma”: essendo molto conosciuto c’è la possibilità di andare sopra le righe, se hai fiato puoi concedere l’ultimo sì naturale con generosità. E poi massima attenzione nel finale del duetto, è massacrante».
E come sarà la “Turandot” novarese?
«Mi piace molto la regia di Martini che ho conosciuto a Novara. Non stravolge l’opera. Certo se siamo abituati alle regie di Zeffirelli al Metropolitan il discorso cambia. Apprezzo molto il lavoro di Mercedes e la sua regia intelligente, da vedere con un occhio particolare. La sua non disturba musicalmente e mi mette in condizioni favorevoli agli occhi del pubblico e del direttore. Sono bene agevolato».
La lirica può parlare ai giovani? Alla generale di ieri, martedì, tanti erano i ragazzi.
«È stato meraviglioso vedere il teatro pieno di giovani e famiglie. Molto gratificante di questi tempi. Una bella sorpresa per la prima uscita: questa è un’opera dove non si scherza o si camuffa per i ruoli principali. La lirica ha tanto da dire ai giovani. Il problema è coinvolgerli, creare un pubblico giovanile. Il melomane ha raggiunto una certa età ma l’obiettivo da raggiungere è avere un ricambio culturale, favorire un afflusso di giovani all’opera che è nata in Italia. Ce lo stiamo dimenticando. All’estero ci sono molti giovani a teatro. Dal Brasile a Tokyo. Noi siamo leggermente disattenti a questo patrimonio che abbiamo. Un patrimonio che si distingue in tutto il mondo: l’opera si canta in italiano, da Puccini a Verdi a Mascagni. Ecco l’importanza della nostra lingua». Per Walter Fraccan è la prima esibizione al Coccia. «C’ero stato vent’anni da studente, tra il pubblico. Ci sono tornato molto volentieri».
Eleonora Groppetti

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