Un Carlo Goldoni in stile varietà

Un Carlo Goldoni in stile varietà
23 Gennaio 2015 ore 01:58

NOVARA – Prendi Goldoni, ambientalo nella Rimini degli anni Trenta e regala un “nuovo” classico capace di parlare ancora oggi. Divertendo. È l’operazione compiuta da Pierfrancesco Favino insieme a Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder: ecco gli autori di “Servo per due” ovvero “One man, two guvnors”, lo spettacolo in cartellone al Teatro Coccia di Novara sabato 24 alle 21 e domenica 25 gennaio alle 16 per la stagione “Varie-Età”. Celebre volto del grande e del piccolo schermo, vincitore di importanti riconoscimenti che ne hanno fatto un attore noto anche all’estero, Favino firma la rivisitazione dell’opera di Carlo Goldoni “Il servitore di due padroni”.

NOVARA – Prendi Goldoni, ambientalo nella Rimini degli anni Trenta e regala un “nuovo” classico capace di parlare ancora oggi. Divertendo. È l’operazione compiuta da Pierfrancesco Favino insieme a Paolo Sassanelli, Marit Nissen e Simonetta Solder: ecco gli autori di “Servo per due” ovvero “One man, two guvnors”, lo spettacolo in cartellone al Teatro Coccia di Novara sabato 24 alle 21 e domenica 25 gennaio alle 16 per la stagione “Varie-Età”. Celebre volto del grande e del piccolo schermo, vincitore di importanti riconoscimenti che ne hanno fatto un attore noto anche all’estero, Favino firma la rivisitazione dell’opera di Carlo Goldoni “Il servitore di due padroni”.

Un Goldoni rivisitato in che epoca?
«In Inghilterra – ci racconta al telefono Favino – Richard Bean ambientò lo spettacolo nella Brighton degli anni Sessanta, la nostra rivisitazione sposta l’ambientazione nella Rimini degli anni Trenta, rileggendo così la tradizione della commedia dell’arte. È uno spettacolo pieno di musica e balli. Questo ci consente di gestire il tema dell’Arlecchino in maniera diversa».

E cioè, come sarà il vostro Arlecchino (che si chiama Pippo)?
«Tanta ironia e tanta comicità vicine ai giorni nostri. Non troviamo le maschere tipiche della commedia dell’arte ma la tipologia degli italiani di un’epoca che può essere anche la nostra. Tutto questo attraverso il coinvolgimento del pubblico. Un coinvolgimento fisico voluto per uno spettacolo senza età, che può essere seguito dai 6 ai 106 anni. Ci piacerebbe portare avanti questa linea, cioè riproporre i classici in maniera diversa. Con un divertimento sano e bello da regalare al pubblico: anche noi ci divertiamo, succede ogni volta che andiamo in scena. Sul palco si alternano due compagnie. Ci sono 13 attori, 4 musicisti e poi 9 tecnici. Nell’elaborazione del progetto è nata l’idea di organizzare laboratori aperti a tutti gli attori del Gruppo Danny Rose. Il cast è stato definito al termine dei laboratori». 

Perché gli anni Trenta?
«Perché questa ambientazione ci porta al varietà, a quella forma di spettacolo che derivava in maniera diretta dalla commedia dell’arte con tutte le figure lo rappresentavano. Avevamo voglia di misurarci con qualcosa di nuovo. Anche con il canto e con il ballo. Lo spettacolo è nato da una idea di Marco Balsamo, il produttore che gestisce il Teatro Ambra Jovinelli, la patria del varietà a Roma. Voleva essere un omaggio a quel mondo. Una forma di spettacolo che si sposa bene con la leggerezza di alcune situazioni che vogliamo creare».

I classici hanno ancora qualcosa da dirci?
«Possono dirci tanto. I classici sono sempre materia di sviluppo e di riflessione, ma anche di divertimento. Non crediamo che non ci sia nulla di male nel portarli alla vita e all’ironia di oggi. Questo è ciò che il pubblico vuole, tornare a essere coinvolto in prima persona nella vita del teatro e non solo assistere a qualcosa che altri mettono in scena».

Conosce Novara?
«No, per me sarà la prima volta. So che avete un teatro straordinario. Sono felice e orgoglioso di poter venire a Novara».

Eloenora Groppetti

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