«Una sfida che va oltre i numeri»

«Una sfida che va oltre i numeri»
Cultura 18 Aprile 2015 ore 08:35

NOVARA - La “Medusa” è tornata a Firenze, i due Dudreville alla Galleria Giannoni, il “De Rerum Natura” al Fondo antico del Liceo Classico e Linguistico “Carlo Alberto”… Il salone dell’Arengo è vuoto. Si è conclusa la mostra “In Principio. Dalla nascita dell'Universo all'origine dell'arte” allestita nel complesso monumentale del Broletto di Novara dal 29 novembre 2014 al 6 aprile 2015. Prodotta da Fondazione Teatro Coccia Onlus in partnership con Codice. Idee per la Cultura, è stata promossa da Comune di Novara e Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte nell’ambito del Sistema Culturale Integrato Novarese. Chiusa la mostra è tempo di bilanci. 

Che somme avete tirato?

«Siamo soddisfatti – sono parole di Paola Turchelli, assessore alla Cultura del Comune di Novara – per essere riusciti a creare un prodotto importante. La mostra è nata a Novara, realizzata con la collaborazione di molti musei italiani e delle Soprintendenze, questo il valore aggiunto. Alle spalle c’è un grande lavoro di contatti e scambi di esperienze che ci hanno permesso di allacciare rapporti con le Soprintendenze di Lombardia, Toscana e Lazio, con i direttori di importanti musei: è stato un grande laboratorio, per la prima volta nella storia della città sono arrivate a Novara opere custodite da prestigiose istituzioni».

Una mostra non facile. Qualcuno ha sottolineato lo “scollamento” tra le varie sezioni. Pubblico diviso come nel libro dei visitatori. Commenti entusiastici, di chi ha trovato tanti spunti per riflettere, accanto a quelli di coloro che hanno fatto le pulci alla mostra.

«Una mostra che andava raccontata e non solo vista proprio perché una mostra complessa e non solo da vedere: non si poteva fruire delle opere esposte come davanti a un quadro di cui si gode la bellezza.Ogni opera era incastrata in un percorso particolare: è stata più apprezzata da chi ha usufruito della visita guidata. Non tutti hanno colto il legame che univa le varie sezioni, un legame profondo. È stata una grande sfida la nostra, mettere a confronto e far dialogare la cultura umanistica e quella scientifica in un momento in cui il dibattito è più che mai aperto e in un Paese come il nostro che ha le sue origini nella cultura umanistica. Una sfida è stata quella di accompagnare e aiutare a riflettere. Non solo una mostra da guardare. E non una mostra monotematica. Per questo ancora più complessa».

Possiamo parlare di numeri? 

«È ancora prematuro, per “Homo sapiens” i dati sono arrivati mesi dopo (a fine settembre, con 38.000 visitatori per la mostra che aveva chiuso a luglio, ndr). Dovremmo essere intorno ai 14.000 visitatori, ma aspettiamo il numero definitivo. Non è ancora disponibile la cifra totale degli studenti e delle scuole, che sono stati veramente tanti. Molte scuole superiori hanno partecipato ai laboratori del pomeriggio, per noi un grande risultato. Il numero provvisorio dei visitatori ci soddisfa in pieno, soprattutto per il messaggio che abbiamo voluto lanciare: la mostra “Homo sapiens” era già predisposta ed è arrivata a Novara con pochi cambiamenti. Questa è stata costruita in città, scegliendo i pezzi e, soprattutto, gettando le basi per scambi futuri, con le opere della Galleria Giannoni. Non solo: abbiamo esposto reperti preziosi provenienti dalla città come Museo Faraggiana Ferrandi, Archivio Diocesano e Liceo Classico e Linguistico “Carlo Alberto” cui la mostra ha dato una valenza nazionale».

I conti tornano? Rispettate le spese di partenza? Qualcuno voci di sforamento delle spese?

«Niente di vero. La cifra di partenza, 480.000 euro, è stata rispettata. Una mostra a costo zero per il Comune. Il grosso è arrivato dalla partecipazione ai bandi. Dobbiamo dire grazie a Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e anche a Fondazione Banca Popolare per il territorio, Fondazione della Comunità del Novarese e a tutte le aziende che ci hanno sostenuto».

Due opere hanno lasciato il Broletto prima della fine: l’Atlante di Guercino e l’opera di Fontana. 

«L’Atlante, proveniente dai Musei Civici Fiorentini – Museo Stefano Bardini, ha dovuto partire per un tour internazionale in Giappone. Questo dimostra l’importanza delle opere esposte. Abbiamo dovuto “contrattare” per rimpiazzarlo: grazie alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali e alla Galleria Sabauda è arrivato il “Padre eterno”, sempre del Guercino, che si è inserito nel percorso della mostra. Una possibilità in più: contiamo di tenerlo per il periodo di Expo. Per Fontana e il suo “Concetto spaziale” è stata una sorpresa anche per me: l’opera è stata venduta durante la mostra e quindi sostituita da un altro Fontana».

Qualche neo?

«Aver sbagliato il periodo di inizio. Dicembre non si è rivelato il mese migliore. Per questa la partenza è stata difficile. Questo ha creato altri problemi: nella fase finale abbiamo dovuto interrompere le prenotazioni delle scuole perché non c’era più posto. Tra i lati positivi da annoverare che abbiamo dato lavoro a giovani laureati, impegnati nelle visite guidate e alla biglietteria. Una mostra che porta lavoro ai nostri giovani non è cosa da poco».

Eleonora Groppetti

NOVARA - La “Medusa” è tornata a Firenze, i due Dudreville alla Galleria Giannoni, il “De Rerum Natura” al Fondo antico del Liceo Classico e Linguistico “Carlo Alberto”… Il salone dell’Arengo è vuoto. Si è conclusa la mostra “In Principio. Dalla nascita dell'Universo all'origine dell'arte” allestita nel complesso monumentale del Broletto di Novara dal 29 novembre 2014 al 6 aprile 2015. Prodotta da Fondazione Teatro Coccia Onlus in partnership con Codice. Idee per la Cultura, è stata promossa da Comune di Novara e Assessorato alla Cultura della Regione Piemonte nell’ambito del Sistema Culturale Integrato Novarese. Chiusa la mostra è tempo di bilanci. 

Che somme avete tirato?

«Siamo soddisfatti – sono parole di Paola Turchelli, assessore alla Cultura del Comune di Novara – per essere riusciti a creare un prodotto importante. La mostra è nata a Novara, realizzata con la collaborazione di molti musei italiani e delle Soprintendenze, questo il valore aggiunto. Alle spalle c’è un grande lavoro di contatti e scambi di esperienze che ci hanno permesso di allacciare rapporti con le Soprintendenze di Lombardia, Toscana e Lazio, con i direttori di importanti musei: è stato un grande laboratorio, per la prima volta nella storia della città sono arrivate a Novara opere custodite da prestigiose istituzioni».

Una mostra non facile. Qualcuno ha sottolineato lo “scollamento” tra le varie sezioni. Pubblico diviso come nel libro dei visitatori. Commenti entusiastici, di chi ha trovato tanti spunti per riflettere, accanto a quelli di coloro che hanno fatto le pulci alla mostra.

«Una mostra che andava raccontata e non solo vista proprio perché una mostra complessa e non solo da vedere: non si poteva fruire delle opere esposte come davanti a un quadro di cui si gode la bellezza.Ogni opera era incastrata in un percorso particolare: è stata più apprezzata da chi ha usufruito della visita guidata. Non tutti hanno colto il legame che univa le varie sezioni, un legame profondo. È stata una grande sfida la nostra, mettere a confronto e far dialogare la cultura umanistica e quella scientifica in un momento in cui il dibattito è più che mai aperto e in un Paese come il nostro che ha le sue origini nella cultura umanistica. Una sfida è stata quella di accompagnare e aiutare a riflettere. Non solo una mostra da guardare. E non una mostra monotematica. Per questo ancora più complessa».

Possiamo parlare di numeri? 

«È ancora prematuro, per “Homo sapiens” i dati sono arrivati mesi dopo (a fine settembre, con 38.000 visitatori per la mostra che aveva chiuso a luglio, ndr). Dovremmo essere intorno ai 14.000 visitatori, ma aspettiamo il numero definitivo. Non è ancora disponibile la cifra totale degli studenti e delle scuole, che sono stati veramente tanti. Molte scuole superiori hanno partecipato ai laboratori del pomeriggio, per noi un grande risultato. Il numero provvisorio dei visitatori ci soddisfa in pieno, soprattutto per il messaggio che abbiamo voluto lanciare: la mostra “Homo sapiens” era già predisposta ed è arrivata a Novara con pochi cambiamenti. Questa è stata costruita in città, scegliendo i pezzi e, soprattutto, gettando le basi per scambi futuri, con le opere della Galleria Giannoni. Non solo: abbiamo esposto reperti preziosi provenienti dalla città come Museo Faraggiana Ferrandi, Archivio Diocesano e Liceo Classico e Linguistico “Carlo Alberto” cui la mostra ha dato una valenza nazionale».

I conti tornano? Rispettate le spese di partenza? Qualcuno voci di sforamento delle spese?

«Niente di vero. La cifra di partenza, 480.000 euro, è stata rispettata. Una mostra a costo zero per il Comune. Il grosso è arrivato dalla partecipazione ai bandi. Dobbiamo dire grazie a Fondazione Cariplo, Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT e anche a Fondazione Banca Popolare per il territorio, Fondazione della Comunità del Novarese e a tutte le aziende che ci hanno sostenuto».

Due opere hanno lasciato il Broletto prima della fine: l’Atlante di Guercino e l’opera di Fontana. 

«L’Atlante, proveniente dai Musei Civici Fiorentini – Museo Stefano Bardini, ha dovuto partire per un tour internazionale in Giappone. Questo dimostra l’importanza delle opere esposte. Abbiamo dovuto “contrattare” per rimpiazzarlo: grazie alla Soprintendenza ai Beni Artistici e Culturali e alla Galleria Sabauda è arrivato il “Padre eterno”, sempre del Guercino, che si è inserito nel percorso della mostra. Una possibilità in più: contiamo di tenerlo per il periodo di Expo. Per Fontana e il suo “Concetto spaziale” è stata una sorpresa anche per me: l’opera è stata venduta durante la mostra e quindi sostituita da un altro Fontana».

Qualche neo?

«Aver sbagliato il periodo di inizio. Dicembre non si è rivelato il mese migliore. Per questa la partenza è stata difficile. Questo ha creato altri problemi: nella fase finale abbiamo dovuto interrompere le prenotazioni delle scuole perché non c’era più posto. Tra i lati positivi da annoverare che abbiamo dato lavoro a giovani laureati, impegnati nelle visite guidate e alla biglietteria. Una mostra che porta lavoro ai nostri giovani non è cosa da poco».

Eleonora Groppetti