Anche l’edilizia vede la fine della crisi

Anche l’edilizia vede la fine della crisi
Economia 06 Ottobre 2015 ore 16:34

NOVARA - L’economia italiana sta attraversando una fase di graduale miglioramento con un incremento del Pil nei primi sei mesi del 2015 dello 0,7%. La ripresa economica in atto però non coinvolge ancora significativamente il settore delle costruzioni, anche se si rilevano dei segnali positivi. «Finalmente, rispetto all’anno precedente, anche nel nostro settore rileviamo timidi segnali positivi che riguardano il mercato immobiliare residenziale, i mutui erogati alle famiglie per l’acquisto della casa e l’aumento dei bandi di gara per i lavori pubblici», ha dichiarato il presidente dell’Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero in merito ai dati del Rapporto sull’andamento del settore edile in Piemonte.
«Il 2014 si è chiuso ancora con un calo dei livelli produttivi – continua Provvisiero, che è stato eletto presidente del Consiglio delle Regioni dell’Ance, carica nazionale di rilievo per il coordinamento degli Organismi Regionali dell’Associazione – ma per la prima volta dopo anni di congiuntura negativa le aspettative per il 2015 indicano un allentamento della crisi».
«Questo raffronto tiene conto dei livelli peggiori mai registrati dagli anni ‘80 ad oggi ed è per questo che l’edilizia piemontese ha bisogno di un’ulteriore spinta per risollevarsi - conclude Provvisiero – Occorre in particolare eliminare definitivamente le imposte che ancora gravano sull’attività d’impresa e frenano gli investimenti produttivi e applicare una politica fiscale che non penalizzi le costruzioni nuove o ristrutturate con standard di efficienza energetica elevata rispetto al patrimonio esistente, obsoleto e a bassa o bassissima qualificazione energetica, prevedendone la detassazione sull’acquisto».
«Rispetto ai precedenti studi il Rapporto 2015 lascia intravedere la possibilità di inversione di tendenza per l’edilizia che si conferma un importante settore nel sistema economico piemontese, basti pensare che i 120 mila occupati rappresentano il 21,2% degli addetti dell’industria e il 6,6% degli addetti di tutti gli altri settori – ha aggiunto Filippo Monge, presidente del Centro Studi dell’Ance Piemonte - I segnali di risveglio della casa e il diverso atteggiamento degli istituti di credito che sembrano aver ridotto la diffidenza verso il settore immobiliare residenziale indicano che qualcosa si sta muovendo anche se si rilevano ancora difficoltà – continua Monge – Il comparto stradale è ancora fermo mentre l’edilizia civile ha registrato una lieve inversione di tendenza grazie ai bandi di edilizia scolastica che però sono spesso bloccati a causa delle mancate indicazioni sulla disponibilità delle risorse da parte del Ministero agli Enti locali». «A tutto ciò – conclude Monge - si aggiungono la problematica dei ritardati pagamenti, i provvedimenti in tema infrastrutturale non sufficienti, come il Decreto Sblocca Italia che mette a disposizione il 75% delle risorse solo a partire dal 2017 e le scelte di bilancio della pubblica amministrazione che continuano a favorire la spese corrente a scapito di quella in conto capitale».
Laura Cavalli

NOVARA - L’economia italiana sta attraversando una fase di graduale miglioramento con un incremento del Pil nei primi sei mesi del 2015 dello 0,7%. La ripresa economica in atto però non coinvolge ancora significativamente il settore delle costruzioni, anche se si rilevano dei segnali positivi. «Finalmente, rispetto all’anno precedente, anche nel nostro settore rileviamo timidi segnali positivi che riguardano il mercato immobiliare residenziale, i mutui erogati alle famiglie per l’acquisto della casa e l’aumento dei bandi di gara per i lavori pubblici», ha dichiarato il presidente dell’Ance Piemonte Giuseppe Provvisiero in merito ai dati del Rapporto sull’andamento del settore edile in Piemonte.
«Il 2014 si è chiuso ancora con un calo dei livelli produttivi – continua Provvisiero, che è stato eletto presidente del Consiglio delle Regioni dell’Ance, carica nazionale di rilievo per il coordinamento degli Organismi Regionali dell’Associazione – ma per la prima volta dopo anni di congiuntura negativa le aspettative per il 2015 indicano un allentamento della crisi».
«Questo raffronto tiene conto dei livelli peggiori mai registrati dagli anni ‘80 ad oggi ed è per questo che l’edilizia piemontese ha bisogno di un’ulteriore spinta per risollevarsi - conclude Provvisiero – Occorre in particolare eliminare definitivamente le imposte che ancora gravano sull’attività d’impresa e frenano gli investimenti produttivi e applicare una politica fiscale che non penalizzi le costruzioni nuove o ristrutturate con standard di efficienza energetica elevata rispetto al patrimonio esistente, obsoleto e a bassa o bassissima qualificazione energetica, prevedendone la detassazione sull’acquisto».
«Rispetto ai precedenti studi il Rapporto 2015 lascia intravedere la possibilità di inversione di tendenza per l’edilizia che si conferma un importante settore nel sistema economico piemontese, basti pensare che i 120 mila occupati rappresentano il 21,2% degli addetti dell’industria e il 6,6% degli addetti di tutti gli altri settori – ha aggiunto Filippo Monge, presidente del Centro Studi dell’Ance Piemonte - I segnali di risveglio della casa e il diverso atteggiamento degli istituti di credito che sembrano aver ridotto la diffidenza verso il settore immobiliare residenziale indicano che qualcosa si sta muovendo anche se si rilevano ancora difficoltà – continua Monge – Il comparto stradale è ancora fermo mentre l’edilizia civile ha registrato una lieve inversione di tendenza grazie ai bandi di edilizia scolastica che però sono spesso bloccati a causa delle mancate indicazioni sulla disponibilità delle risorse da parte del Ministero agli Enti locali». «A tutto ciò – conclude Monge - si aggiungono la problematica dei ritardati pagamenti, i provvedimenti in tema infrastrutturale non sufficienti, come il Decreto Sblocca Italia che mette a disposizione il 75% delle risorse solo a partire dal 2017 e le scelte di bilancio della pubblica amministrazione che continuano a favorire la spese corrente a scapito di quella in conto capitale».
Laura Cavalli