Economia
I dati

Cna: "Per le piccole imprese di Novara, Vercelli e Vco l’unica certezza è l’incertezza"

1.300 imprese associate a CNA in Piemonte, delle quali molte dell’area Piemonte Nord, hanno dato il loro contributo a tracciare la fotografia del momento

Cna: "Per le piccole imprese di Novara, Vercelli e Vco l’unica certezza è l’incertezza"
Economia 16 Dicembre 2022 ore 06:56

L’ultima rilevazione Monitor realizzata da CNA a livello regionale conferma anche sul nostro territorio le difficoltà causate soprattutto dal caro energia.

L'indagine

Ad oggi l’unica certezza per le piccole e medie imprese, anche nelle province di Novara, Vercelli e VCO, è l'incertezza. Una condizione che non permette di guardare troppo in là e di fare investimenti, soprattutto quelli legati all’innovazione e alla transizione ecologica, che restano fermi o si muovono poco e solo con capitali propri. I rincari delle materie prime e, soprattutto, dei costi legati all’energia, in questi ultimi mesi le hanno messe a dura prova, causando serie difficoltà. Difficoltà che, a breve, si manifesteranno a cascata anche nei settori del commercio e dei servizi, dove in questo momento si rileva una fase di crescita.

1.300 imprese associate a CNA in Piemonte, delle quali molte dell’area Piemonte Nord, hanno dato il loro contributo a tracciare la fotografia del momento, rispondendo alle domande del questionario che hanno ricevuto per la nuova edizione della rilevazione ‘Monitor’ realizzata per l’Osservatorio micro e piccole imprese di CNA Piemonte dalla divisione Community Research Analisys, sotto la guida del professor Daniele Marini dell’Università di Padova, in collaborazione con Unicredit.

I risultati della ricerca con il focus sulle province di Novara, Vercelli e VCO sono stati presentati venerdì 2 dicembre a Novara dal professor Marini, insieme al direttore CNA Piemonte Nord Marco Pasquino e al segretario CNA Piemonte Delio Zanzottera.
“Le tre parole chiave della crescita dei piccoli che emergono dallo studio sugli artigiani – ha spiegato Marini - sono ‘discendente’, ‘orizzontale’, ‘pragmatica’. Le micro imprese, come tutte del resto, provano a rialzare la testa dopo un ventennio di choc ripetuti: dall’attentato delle Torri Gemelle, alla crisi finanziaria scoppiata nel 2008, fino alla pandemia Covid-19 e infine alla guerra russo-ucraina. Le ditte più piccole si trovano sotto stress a causa del caro energia e non riescono più a investire in innovazione, così diventano meno competitive. L’agire da soli non costituisce più un requisito utile per restare sul mercato. La crescita verticale, attraverso fusioni, non è la risposta giusta.

Al matrimonio queste imprese preferiscono la convivenza e la collaborazione, in forma di sviluppo orizzontale; quindi fare rete e così aggregarsi. La terza parola chiave individuata dal Monitor delle micro e piccole imprese è appunto il pragmatismo, legata alla contingenza e non a cambiamenti culturali. Un primo banco di prova è proprio quell’energia. Il caro bollette ha colpito duro il tessuto produttivo dei piccoli. Tanto che più del 90% delle imprese prese a campioni dichiara di dover gestire un aumento considerevole dei prezzi di luce e gas come delle materie prime”.
L’analisi del consuntivo vede una certa stabilità, le previsioni di chiusura dell’anno, invece, vedono una discesa. Gli investimenti in innovazione, fatti e da fare, sono in rilevante diminuzione. Il divario fra imprese che ce la fanno e quelle che faticano è dato dal mercato: chi lavora con l’estero sente meno le difficoltà di quelle rivolte al solo mercato interno.
“La questione dei rincari dell’energia – ha detto Marco Pasquino – è un’emergenza che va
affrontata su più fronti. Da parte nostra stiamo portando avanti una richiesta a livello nazionale che può risolvere il problema energetico delle imprese. Chiediamo che venga riconosciuto un credito d’imposta del 50% per le imprese che installano impianti fotovoltaici sui tetti dei propri capannoni.

Si tratta di 125mila capannoni disponibili per l’autoproduzione. Le nostre imprese in questi anni hanno dimostrato di essere resistenti. Il tessuto delle pmi è molto forte e ha resistito davanti a shock imponenti. In queste condizioni, oggi, c’è il rischio che si avvicini il punto di non ritorno”.
“Chiediamo inoltre politiche di sviluppo – ha concluso Delio Zanzottera - che passino da interventi strutturali e non più da bonus di lieve entità, che avevano un senso quando c’era da superare l’emergenza pandemica. Non ultimo, chiediamo che i bandi per favorire gli investimenti siano scritti a misura delle pmi. Spesso le imprese artigiane rimangono tagliate fuori dai programmi di sviluppo, come su digitalizzazione ed efficienza energetica, perché molte iniziative finanziano solo grandi progetti e quindi le grandi imprese”.

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