Cybersecurity, +91% di attacchi in 5 anni: il problema smart working e le tutele per le PMI

Cybersecurity, +91% di attacchi in 5 anni: il problema smart working e le tutele per le PMI
Novara, 06 Ottobre 2020 ore 16:54

Il web oggi è sempre più importante per la quotidianità degli individui e delle aziende, e di pari passo crescono anche i rischi dovuti ai tentativi di frode online e agli attacchi informatici.

Non a caso, oggi la sicurezza digitale è diventata un fattore cruciale per tutti, dal singolo utente che naviga su Internet fino ad arrivare alle imprese, che devono costantemente difendersi dai tentativi di hacking online.

Gli attacchi informatici e i dati in Italia

La rete, oltre a creare tante nuove possibilità per utenti e imprese, ha aperto delle porte sfruttabili anche dai malintenzionati, e nessun’azienda può correre questo rischio, tantomeno una PMI. Dunque è bene imparare a proteggersi, anche alla luce dei nuovi problemi di sicurezza legati allo smart working, che approfondiremo comunque più avanti.

Qui è il caso di concentrarsi sui dati relativi alla sicurezza informatica presso le aziende e le case italiane. Secondo una recente indagine del Clusit, negli ultimi cinque anni i tentativi gravi di forzatura dei sistemi di sicurezza delle imprese hanno registrato un incremento del 91%, e si fa riferimento soltanto a quelli andati a segno. Se si dovessero analizzare anche i tentativi a vuoto, o quelli passati inosservati, i numeri sarebbero ancor più preoccupanti.

Lo scopo di questi attacchi è nella maggior parte dei casi l’estorsione di denaro, ma alla lista si aggiungono anche il furto di dati personali, lo spionaggio cibernetico e la cosiddetta “guerra delle informazioni”, che riguardano soprattutto enti e aziende importanti. La situazione sta diventando molto grave, al punto che gli attacchi informatici sono in continuo aumento: stando alle rilevazioni, negli ultimi mesi il 92% delle imprese ha subito almeno un tentativo di hacking.

Il problema smart working

Quando si lavora in smart working, in sostanza si apre un collegamento virtuale dall’azienda in direzione delle case dei lavoratori. Questo può causare dei gravi rischi di sicurezza, dovuti soprattutto al basso livello dei sistemi di security e alle disattenzioni dei dipendenti.

Lo smart working dunque può creare dei seri danni alle imprese, e intervenire in questi casi non è semplice, proprio perché il criminale potrebbe violare il computer domestico di un dipendente. Aprire una breccia da un pc di un collaboratore è infatti un’operazione molto più facile, se messa a confronto con le violazioni dei server delle imprese. Oggi, fortunatamente, esistono diverse forme di tutela per questi aspetti, come nel caso dell’assicurazione PMI Helvetia INimpresa, pensata per assicurare una garanzia alle aziende anche dal Cyber Risk, oltre che da fattori di rischio più tradizionali.

Oggi, dunque, è fondamentale per un’azienda imparare a difendersi, ma senza rinunciare alle opportunità concesse da una modalità interessante come il lavoro agile. Di contro, come detto, si moltiplicano i rischi e quindi bisogna tenere gli occhi aperti.

Nello specifico, è fondamentale monitorare costantemente tutte le possibili vie di accesso alla rete aziendale, installando un buon firewall e assumendo un esperto in sicurezza informatica. In secondo luogo, servirebbe istruire anche i dipendenti sulle necessarie accortezze da tenere quando si sfruttano questi canali di accesso privilegiati.

Concludendo, se da un lato il web concede opportunità sempre più ricche, dall’altro non bisogna mai sottovalutare il problema della sicurezza informatica.

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