Economia

Editoria e media: una piattaforma anticrisi

Editoria e media: una piattaforma anticrisi
Economia 31 Dicembre 2015 ore 02:36

Questa settimana le rappresentanze piemontesi di Cgil, Cisl e Uil, dell’Associazione Stampa Subalpina e di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno presentato a Giuseppina De Santis, Antonella Parigi e Giovanna Pentenero, rispettivamente assessori regionali all’Economia, alla Cultura ed al Lavoro, una piattaforma di proposte per il sostegno al settore dell’editoria e dell’emittenza locale, particolarmente sofferenti. Tra le richieste più significative quella di riscrivere la legge regionale per l’editoria in modo che vada a premiare e finanziare e monitorare le aziende che investono su innovazione e tecnologia e che lo fanno nel pieno rispetto delle regole, cioè dei contratti di lavoro.

Negli ultimi 5 anni hanno chiuso tre importanti televisioni locali, Telesubalpina, Telestudio e solo nelle scorse settimane Telegranda, e la situazione resta sofferente. Tra le principali, sono operative ancora Grp, Rete7, Telecity, Quartarete, Videogruppo, Rete Canavese, Telecupole, Primantenna. Delle 31 radio locali, ben 5 hanno chiuso. Si sono così persi dal 2010 oltre 100 posti di lavoro, che salgono a più del doppio se si considera l’indotto. «Questo perché - hanno spiegato le delegazioni sindacali - la raccolta pubblicitaria, principale fonte di ricavi per il settore si è ridotta dell’80%, mentre si sono ridotti del 70% i contributi derivanti dalla Legge 488/98».

La filiera dell’editoria include tutto il mondo della comunicazione dai quotidiani ai settimanali, fino ai periodici sia locali che nazionali, oltre a tutta la realtà delle case editrici. Il settore negli ultimi 5 anni nel nostro territorio ha perso circa 2500 addetti tra diretti ed indiretti.

Hanno chiuso realtà storiche come la Ilte (To), RotoAlba (Cn) e le Officine Grafiche di Novara ex Dea, mentre nei periodici locali l’utilizzo degli ammortizzatori sociali è divenuto ormai una regola. Non esiste nessuna realtà che sia esente da procedure di crisi. Le aziende faticano nell’attuare la necessaria trasformazione tecnologica. Il mercato è passato velocemente dal comparto tradizionale cartaceo a multimediali digitali, che però non garantiscono ancora gli stessi ricavi. Le realtà dei periodici locali utilizzano già da tempo le norme speciali della legge dell’editoria 416/88. Solo questo ha permesso di ridurre gli impatti occupazionali delle crisi del settore, determinati anche dalla progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici, sia nazionali che locali.

I sindacati hanno chiesto il varo di nuove strategie e di progetti legislativi «che siano in grado di ridisegnare il panorama editoriale piemontese, per salvaguardare un settore strategico per la nostra Regione e lo stesso diritto di informazione Costituzionalmente tutelato. L’alternativa è la perdita di decine di posti di lavoro tra personale tecnico e giornalistico con il rischio della chiusura di voci storiche del nostro territorio». Fra le proposte anche incentivi alla produzione di programmi di approfondimento regionale indirizzati in particolare ai settori cultura, arte, turismo e sport e finalizzati alla creazione di fusioni, aggregazioni e di reti di impresa come quella realizzata tra Biella e Novara con Eco di Biella e Corriere di Novara. Fra le altre proposte quella di attivare fondi per la riqualificazione dei lavoratori fuoriusciti temporaneamente, o definitivamente, dal mercato del lavoro attivo.

R.E.B.

Questa settimana le rappresentanze piemontesi di Cgil, Cisl e Uil, dell’Associazione Stampa Subalpina e di Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil hanno presentato a Giuseppina De Santis, Antonella Parigi e Giovanna Pentenero, rispettivamente assessori regionali all’Economia, alla Cultura ed al Lavoro, una piattaforma di proposte per il sostegno al settore dell’editoria e dell’emittenza locale, particolarmente sofferenti. Tra le richieste più significative quella di riscrivere la legge regionale per l’editoria in modo che vada a premiare e finanziare e monitorare le aziende che investono su innovazione e tecnologia e che lo fanno nel pieno rispetto delle regole, cioè dei contratti di lavoro.

Negli ultimi 5 anni hanno chiuso tre importanti televisioni locali, Telesubalpina, Telestudio e solo nelle scorse settimane Telegranda, e la situazione resta sofferente. Tra le principali, sono operative ancora Grp, Rete7, Telecity, Quartarete, Videogruppo, Rete Canavese, Telecupole, Primantenna. Delle 31 radio locali, ben 5 hanno chiuso. Si sono così persi dal 2010 oltre 100 posti di lavoro, che salgono a più del doppio se si considera l’indotto. «Questo perché - hanno spiegato le delegazioni sindacali - la raccolta pubblicitaria, principale fonte di ricavi per il settore si è ridotta dell’80%, mentre si sono ridotti del 70% i contributi derivanti dalla Legge 488/98».

La filiera dell’editoria include tutto il mondo della comunicazione dai quotidiani ai settimanali, fino ai periodici sia locali che nazionali, oltre a tutta la realtà delle case editrici. Il settore negli ultimi 5 anni nel nostro territorio ha perso circa 2500 addetti tra diretti ed indiretti.

Hanno chiuso realtà storiche come la Ilte (To), RotoAlba (Cn) e le Officine Grafiche di Novara ex Dea, mentre nei periodici locali l’utilizzo degli ammortizzatori sociali è divenuto ormai una regola. Non esiste nessuna realtà che sia esente da procedure di crisi. Le aziende faticano nell’attuare la necessaria trasformazione tecnologica. Il mercato è passato velocemente dal comparto tradizionale cartaceo a multimediali digitali, che però non garantiscono ancora gli stessi ricavi. Le realtà dei periodici locali utilizzano già da tempo le norme speciali della legge dell’editoria 416/88. Solo questo ha permesso di ridurre gli impatti occupazionali delle crisi del settore, determinati anche dalla progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici, sia nazionali che locali.

I sindacati hanno chiesto il varo di nuove strategie e di progetti legislativi «che siano in grado di ridisegnare il panorama editoriale piemontese, per salvaguardare un settore strategico per la nostra Regione e lo stesso diritto di informazione Costituzionalmente tutelato. L’alternativa è la perdita di decine di posti di lavoro tra personale tecnico e giornalistico con il rischio della chiusura di voci storiche del nostro territorio». Fra le proposte anche incentivi alla produzione di programmi di approfondimento regionale indirizzati in particolare ai settori cultura, arte, turismo e sport e finalizzati alla creazione di fusioni, aggregazioni e di reti di impresa come quella realizzata tra Biella e Novara con Eco di Biella e Corriere di Novara. Fra le altre proposte quella di attivare fondi per la riqualificazione dei lavoratori fuoriusciti temporaneamente, o definitivamente, dal mercato del lavoro attivo.

R.E.B.