Il Novarese sarà determinante nel trasporto ferroviario

Il Novarese sarà determinante nel trasporto ferroviario
Economia 27 Maggio 2015 ore 21:34

NOVARA – Novara e il suo territorio sono destinati nei prossimi anni a recitare un ruolo sempre più importante nell’ambito del trasporto ferroviario. E in questo contesto il “Centro intermodale merci” ha ribadito la necessità di nuovi spazi, mentre, sul fronte delle infrastrutture primarie, “Rete ferroviaria italiana”, la società interamente partecipata dal gruppo “Ferrovie dello Stato”, annuncia importanti investimenti destinati a potenziare alcune linee come la Luino – Oleggio – Novara. Il Novarese, insomma, non deve lasciarsi sfuggire l’occasione che la natura, ossia la sua posizione geografica, le ha dato.
Sono solo alcune notizie (peraltro in parte già conosciute) emerse nel corso del convegno “Il nodo ferroviario di Novara e i collegamenti nel Corridoio dei due mari” tenutosi la scorsa settimana nella Sala consiliare di Palazzo Natta. A fare gli onori di casa il presidente della Provincia Matteo Besozzi, che non ha mancato di sottolineare, nel suo intervento di apertura, «la necessità che ognuno dei soggetti reciti la sua parte nel contribuire alla crescita del territorio. Gli investimenti pubblici sono importanti, ma dovranno essere un fattore di crescita e di attrazione di altre risorse».
«La città – ha invece aggiunto il vicepresidente del Consiglio comunale di Novara (e presidente della Commissione Lavori pubblici, Grandi infrastrutture e Urbanistica) Cesare Gatti portando il saluto del sindaco Andrea Ballaré – attende e spera di trovare un’occasione di sviluppo economico. Sono presenti criticità, verso le quali occorre avviare un dialogo». Francesco Balocco, assessore regionale ai Trasporti, ha ribadito invece come «il Piemonte debba darsi una linea d’azione. Quando avremo le tre gallerie (Gottardo, Torino – Lione e Terzo valico) diventeremo un punto nodale del sistema. Dobbiamo crederci, per questo è importante riprendere la cabina di regia con Lombardia e Liguria e, nell’ambito del “Corridoio 5”, inserirci in una strategia europea. Occorre passare ai fatti».
Se il funzionario della Provincia Luigi Iorio ha ricostruito i vari “passaggi storici” dell’argomento, l’ingegnere genovese Eugenio Muzio (per quasi trent’anni ai vertici della “Cemat”, l’operatore italiano del trasporto combinato strada – rotaia) ha ribadito come il Paese «debba investire in qualità. Il “nodo” di Novara è altamente strategico. Il prossimo anno gli svizzeri completeranno il Gottardo e prima del 2020 il Ceneri. Occorre tenersi pronti, tanto da nord quanto da su, visto che entro il 2025 anche il porto del capoluogo ligure sarà potenziato: con il risultato che il volume delle merci sarà destinato a triplicare e almeno la metà destinate a essere trasportate su rotaia». In questo articolato panorama le “esigenze” del “Cim” sono state illustrate dal responsabile sviluppo della società, Umberto Ruggerone: «L’interporto di Novara deve crescere – ha detto – Quelli di Torino, Verona e Bologna dispongono di aree di 4 milioni di metri quadrati, il nostro solo 600 mila. Il “Boschetto” ci può dare una risposta, ma i binari attualmente a disposizione non bastano. Lo faremo noi dotandoci delle necessarie infrastrutture per accogliere i convogli da 750 metri; e quadrando in tutte le direzioni. Queste saranno le nostre sfide».
Quando parla di “altre direzioni” Ruggerone ha inteso gli assi di collegamento offerti dalle “Ferrovie Nord” (Galliate), ma soprattutto in direzione Busto Arsizio – Gallarate e Oleggio – Luino. Una linea che sarà oggetto di massicci investimenti. A confermarlo è stato Giorgio Botti, direttore della “Direzione della direttrice Asse orizzontale” di “Rfi”, che prima di tutto ha voluto smentire un fin troppo facile luogo comune che vuole «gli italiani sempre in ritardo».
«Dobbiamo essere pronti – ha proseguito – con l’appuntamento di “Alp Transit” e lo faremo investendo qualcosa come oltre 400 milioni di euro nel potenziamento di questa linea per consentire il passaggio di convogli di particolari dimensioni. I soldi ci sono, ma non possiamo permetterci di spenderli dove non servono».

Luca Mattioli

NOVARA – Novara e il suo territorio sono destinati nei prossimi anni a recitare un ruolo sempre più importante nell’ambito del trasporto ferroviario. E in questo contesto il “Centro intermodale merci” ha ribadito la necessità di nuovi spazi, mentre, sul fronte delle infrastrutture primarie, “Rete ferroviaria italiana”, la società interamente partecipata dal gruppo “Ferrovie dello Stato”, annuncia importanti investimenti destinati a potenziare alcune linee come la Luino – Oleggio – Novara. Il Novarese, insomma, non deve lasciarsi sfuggire l’occasione che la natura, ossia la sua posizione geografica, le ha dato.
Sono solo alcune notizie (peraltro in parte già conosciute) emerse nel corso del convegno “Il nodo ferroviario di Novara e i collegamenti nel Corridoio dei due mari” tenutosi la scorsa settimana nella Sala consiliare di Palazzo Natta. A fare gli onori di casa il presidente della Provincia Matteo Besozzi, che non ha mancato di sottolineare, nel suo intervento di apertura, «la necessità che ognuno dei soggetti reciti la sua parte nel contribuire alla crescita del territorio. Gli investimenti pubblici sono importanti, ma dovranno essere un fattore di crescita e di attrazione di altre risorse».
«La città – ha invece aggiunto il vicepresidente del Consiglio comunale di Novara (e presidente della Commissione Lavori pubblici, Grandi infrastrutture e Urbanistica) Cesare Gatti portando il saluto del sindaco Andrea Ballaré – attende e spera di trovare un’occasione di sviluppo economico. Sono presenti criticità, verso le quali occorre avviare un dialogo». Francesco Balocco, assessore regionale ai Trasporti, ha ribadito invece come «il Piemonte debba darsi una linea d’azione. Quando avremo le tre gallerie (Gottardo, Torino – Lione e Terzo valico) diventeremo un punto nodale del sistema. Dobbiamo crederci, per questo è importante riprendere la cabina di regia con Lombardia e Liguria e, nell’ambito del “Corridoio 5”, inserirci in una strategia europea. Occorre passare ai fatti».
Se il funzionario della Provincia Luigi Iorio ha ricostruito i vari “passaggi storici” dell’argomento, l’ingegnere genovese Eugenio Muzio (per quasi trent’anni ai vertici della “Cemat”, l’operatore italiano del trasporto combinato strada – rotaia) ha ribadito come il Paese «debba investire in qualità. Il “nodo” di Novara è altamente strategico. Il prossimo anno gli svizzeri completeranno il Gottardo e prima del 2020 il Ceneri. Occorre tenersi pronti, tanto da nord quanto da su, visto che entro il 2025 anche il porto del capoluogo ligure sarà potenziato: con il risultato che il volume delle merci sarà destinato a triplicare e almeno la metà destinate a essere trasportate su rotaia». In questo articolato panorama le “esigenze” del “Cim” sono state illustrate dal responsabile sviluppo della società, Umberto Ruggerone: «L’interporto di Novara deve crescere – ha detto – Quelli di Torino, Verona e Bologna dispongono di aree di 4 milioni di metri quadrati, il nostro solo 600 mila. Il “Boschetto” ci può dare una risposta, ma i binari attualmente a disposizione non bastano. Lo faremo noi dotandoci delle necessarie infrastrutture per accogliere i convogli da 750 metri; e quadrando in tutte le direzioni. Queste saranno le nostre sfide».
Quando parla di “altre direzioni” Ruggerone ha inteso gli assi di collegamento offerti dalle “Ferrovie Nord” (Galliate), ma soprattutto in direzione Busto Arsizio – Gallarate e Oleggio – Luino. Una linea che sarà oggetto di massicci investimenti. A confermarlo è stato Giorgio Botti, direttore della “Direzione della direttrice Asse orizzontale” di “Rfi”, che prima di tutto ha voluto smentire un fin troppo facile luogo comune che vuole «gli italiani sempre in ritardo».
«Dobbiamo essere pronti – ha proseguito – con l’appuntamento di “Alp Transit” e lo faremo investendo qualcosa come oltre 400 milioni di euro nel potenziamento di questa linea per consentire il passaggio di convogli di particolari dimensioni. I soldi ci sono, ma non possiamo permetterci di spenderli dove non servono».

Luca Mattioli