“Jobs Act”, avanti ma con realismo

“Jobs Act”, avanti ma con realismo
Economia 02 Marzo 2015 ore 15:37

Per Renzi ed il suo ministro Padoan, con l’avvio del Jobs Act, gli imprenditori con avranno più alibi: dovranno assumere. La nuova legge accontenta per molti aspetti Confindustria e, per altri, scontenta i sindacati. Per i sindacati, ma anche per alcuni economisti di primo piano, il rischio è che il Jobs Act, con lo strumento del cosiddetto “contratto a tutele crescenti” finisca sì per creare occupazione, ma solo sostitutiva e non propriamente aggiuntiva, perpetuando così il limbo della precarizzazione del lavoro. Ma neppure gli imprenditori, da un altro punto di vista, ci stanno ad essere messi con le spalle al muro in un contesto in cui marginalità, contesto internazionale e domanda domestica sono ancora troppo in sofferenza e non lasciano intravvedere, a breve, orizzonti sereni veramente certi.

Per Renzi ed il suo ministro Padoan, con l’avvio del Jobs Act, gli imprenditori con avranno più alibi: dovranno assumere. La nuova legge accontenta per molti aspetti Confindustria e, per altri, scontenta i sindacati. Per i sindacati, ma anche per alcuni economisti di primo piano, il rischio è che il Jobs Act, con lo strumento del cosiddetto “contratto a tutele crescenti” finisca sì per creare occupazione, ma solo sostitutiva e non propriamente aggiuntiva, perpetuando così il limbo della precarizzazione del lavoro. Ma neppure gli imprenditori, da un altro punto di vista, ci stanno ad essere messi con le spalle al muro in un contesto in cui marginalità, contesto internazionale e domanda domestica sono ancora troppo in sofferenza e non lasciano intravvedere, a breve, orizzonti sereni veramente certi.

Contesto. Ma che impatto avrà, allora, verosimilmente il Jobs Act, su territori come il Biellese ed il Novarese? «L’approvazione del Jobs Act - dice Fabio Ravanelli, presidente degli industriali novaresi - costituisce un risultato positivo. Oltre al miglioramento delle disposizioni sulle tutele crescenti è positivo lo schema di riordino e semplificazione dei contratti di lavoro. Tuttavia, se anche a livello locale il fortissimo impatto della crisi sul fronte occupazionale sembra essersi attenuato, non si registrano, però, ancora evidenti e concreti segnali di possibili incrementi degli organici. Le previsioni congiunturali dell’Ain per il primo trimestre 2015, ad esempio, non registrano variazioni di rilievo: il saldo ottimisti-pessimisti sulle aspettative di occupazione cala da 5,2 a 4,2 punti rispetto al quarto trimestre 2014, mentre la percentuale di imprese che intendono ricorrere alla cassa integrazione rimane sostanzialmente invariata, dal 18,2% al 18,3%. È quindi evidente che, al di là degli auspici e delle dichiarazioni ufficiali, un aumento dell’occupazione potrà arrivare soltanto nel medio periodo, con il consolidamento di una ripresa che al momento è ancora in fase embrionale». Insomma, nessuna illusione da bacchetta magica. «Si tratta - conferma, infatti, anche Alberto Platini, vicepresidente Uib con delega  alle Relazioni Industriali - di un passo importante, che va nella direzione giusta. Fermo restando che, ovviamente, la scelta di assumere o meno nuove risorse dipende prima di tutto dall’organizzazione e dalla strategia di ogni singola impresa, quantomeno le novità introdotte con il Jobs Act vengono incontro alle esigenze del mercato del lavoro di oggi, sempre più complesso e in rapida evoluzione».  Da Novara, la voce del sindacato ha note di amaro realismo. «Il Novarese - commenta Beppe Mantovan, segretario di Cgil Novara e Vco - è sempre meno manifatturiero e le eventuali assunzioni sostitutive avverranno più nei servizi che nell’industria. Nel 2014, solo il 17% delle industrie novaresi prevedeva di assumere. Dell’83% che invece non prevedeva assunzioni, il 72% non assumeva perché i propri livelli di organico erano già completi, il 16% perché la domanda era incerta, il 7% lo avrebbe fatto solo in presenza di nuove commesse. Soltanto il 3% dichiarava di non assumere per via delle rigidità del mondo del lavoro. Davanti a questa situazione, con un 2014 in cui delle 4.300 assunzioni operate nel Novarese solo il 20% è stato a tempo indeterminato, non credo che il Jobs Act produrrà quei miracoli che qualcuno promette e altri attendono».

Giovanni Orso

Leggi l’articolo integrale sul Corriere di Novara di lunedì 2 marzo 2015