L’assessore Ferrari illustra il nuovo patto regionale per il sociale 2015-2017

L’assessore Ferrari illustra il nuovo patto regionale per il sociale 2015-2017
Economia 31 Luglio 2015 ore 21:58

NOVARA – Quattro assi strategici: integrazione sociosanitaria, inclusione sociale e contrasto alla povertà, sostegno alle responsabilità genitoriali e prevenzione del disagio minorile, accessibilità alla rete dei servizi. Sono le linee guida del nuovo patto per il sociale 2015-2017, illustrato a Palazzo Lascaris, sede della Regione, dall’assessore regionale Augusto Ferrari negli scorsi giorni.

NOVARA – Quattro assi strategici: integrazione sociosanitaria, inclusione sociale e contrasto alla povertà, sostegno alle responsabilità genitoriali e prevenzione del disagio minorile, accessibilità alla rete dei servizi. Sono le linee guida del nuovo patto per il sociale 2015-2017, illustrato a Palazzo Lascaris, sede della Regione, dall’assessore regionale Augusto Ferrari negli scorsi giorni.
Il piano è stato delineato ai componenti della IV Commissione del Consiglio regionale. Si tratta del risultato di un attento lavoro di ascolto e confronto svoltosi, in un primo momento, con le realtà rappresentative di questo mondo a livello regionale: i Comuni, attraverso l’ANCI, gli Enti gestori, i sindacati, il Forum del Terzo Settore e le Cooperative. Successivamente, nei primi mesi del 2015, l’Assessorato alle Politiche sociali ha realizzato più di 20 incontri nelle Province piemontesi, ai quali hanno partecipato circa 1.500 persone. Obiettivo, raccogliere i contributi di tutti gli attori del mondo del sociale per la creazione e la scrittura di un documento condiviso e adeguato alle esigenze di una società attraversata da profondi e rapidi cambiamenti e caratterizzata da drammatiche situazioni che ci interpellano quotidianamente.

“Nel nuovo Patto per il sociale – ha spiegato Ferrari – sono stati individuati tre assi strategici di azione: l’asse dell’integrazione sociosanitaria, l’asse dell’inclusione sociale e del contrasto alle diverse forme di povertà, l’asse del sostegno alle responsabilità genitoriali e della prevenzione del disagio minorile, ai quali si aggiunge un obiettivo strategico trasversale che abbiamo identificato come l’accessibilità alla rete dei servizi, elemento decisivo per facilitare la relazione del cittadino con la complessità dei servizi distribuiti sul territorio. E’ importante sottolineare il fatto che, per ciascuna delle quattro linee, siano state individuate scadenze entro le quali devono essere realizzati precisi interventi”.
Entrando nel merito dei contenuti delle singole misure del Piano, Ferrari ha spiegato: “L’integrazione sociosanitaria è il pilastro storico consolidato del welfare piemontese che, negli anni, è stato attraversato da molteplici criticità dovute a diverse ragioni: aumento di domanda per il diffondersi di patologie croniche, difficoltà del sistema a farvi fronte con conseguente ampliamento delle liste d’attesa, il piano di rientro della spesa sanitaria. Tutto ciò ha mandato in crisi il delicato equilibrio tra sanitario e sociale. Diventa cruciale, quindi, focalizzare la questione della non autosufficienza, mettendo al centro la persona e consentendo alle famiglie di operare le scelte più adeguate e appropriate per la cura. Vengono individuati quattro ambiti operativi: anziani, con un’attenzione specifica alle malattie cronico-degenerative; disabili; pazienti psichiatrici; pazienti autistici. Il secondo asse riguarda il contrasto alla povertà e alla vulnerabilità sociale, esito ultimo di un lungo processo che ha modificato, profondamente, il tessuto economico-produttivo dei nostri territori. Le azioni individuate nel Patto riguardano il sostegno al reddito, l’accompagnamento ed il reinserimento socio-lavorativo, le politiche di sostegno al diritto all’abitare e interventi di supporto alimentare”.
“Il terzo asse – ha continuato Ferrari – si concentra sulle politiche per la famiglia, di sostegno alla genitorialità e di prevenzione al disagio minorile. Uno degli obiettivi strategici è quello di potenziare e promuovere i Centri per le famiglie, integrati con i servizi alla prima infanzia e costruiti, attraverso l’elaborazione di linee guida regionali, come luoghi aperti alla partecipazione diretta degli attori del territorio per promuovere progettualità, intercettare nuovi bisogni e diffondere una cultura e una prassi della prevenzione dei disagi che, soprattutto nell’area dell’infanzia e dell’adolescenza, possono diventare esplosivi e richiedere, pertanto, interventi traumatici. Come obiettivo strategico trasversale abbiamo identificato l’accessibilità alla rete dei servizi, elemento decisivo per facilitare la relazione del cittadino con la complessità dei servizi distribuiti sul territorio. Le azioni che proponiamo vanno nella direzione di sperimentare collaborazioni stabili e organiche sui territori tra diversi soggetti pubblici e privati, che rappresentano punti di ascolto, di incontro e di informazione per i cittadini che si trovano in condizioni di particolare bisogno”.

“Gli obiettivi previsti nel documento – ha concluso Augusto Ferrari – non possono essere perseguiti senza una coraggiosa riforma del welfare. Dobbiamo riuscire a costruire un sistema più efficiente, con limitati costi di gestione, ma soprattutto capace di essere all’altezza della sfida posta da una più complessa articolazione della domanda sociale. Il governo delle politiche di welfare deve reggersi su due perni che devono muoversi in maniera equilibrata e omogenea: l’istituzione Regione che ha il compito del governo complessivo del sistema e deve individuare gli strumenti di programmazione partecipata con le rappresentanze regionali dei principali attori delle politiche di welfare (ANCI, Coordinamento degli Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali, Sindacati, Forum del volontariato e del Terzo Settore, Alleanza delle cooperative italiane) e i Distretti territoriali che devono coincidere, a livello territoriale, con i distretti sanitari e nei quali il ruolo centrale è quello del Comitato dei Sindaci, sia per quanto riguarda gli interventi a carattere sociale e sociosanitario, sia per le decisioni in ordine alle modalità di utilizzo delle risorse finanziarie, sia, infine, per la gestione del confronto con le organizzazioni sindacali e con le realtà locali del volontariato e del Terzo Settore”.

mo.c.