Lavoro, un quadro ancora in chiaroscuro

Lavoro, un quadro ancora in chiaroscuro
Economia 19 Marzo 2015 ore 15:48

È un quadro in chiaroscuro quello del mercato del lavoro in Piemonte nel 2014 che emerge dal complesso dei dati Istat, Inps e dell'Osservatorio regionale, in cui si risente ancora della pesante crisi economica che ha colpito la regione in maniera particolare, ma in cui cominciano a intravedersi degli spiragli di ripresa. Un andamento che pare confermato dalle prime rilevazioni del 2015: le assunzioni a tempo indeterminato standard (cioè al netto di fattispecie contrattuali specifiche, come il lavoro domestico o il lavoro intermittente a tempo indeterminato), sono state dal 1° gennaio al 15 marzo 25.480, contro le 17.304 dello stesso periodo del 2014, cioè 8.200 unità circa in più, pari a una crescita del 47,2%. 

È un quadro in chiaroscuro quello del mercato del lavoro in Piemonte nel 2014 che emerge dal complesso dei dati Istat, Inps e dell'Osservatorio regionale, in cui si risente ancora della pesante crisi economica che ha colpito la regione in maniera particolare, ma in cui cominciano a intravedersi degli spiragli di ripresa. Un andamento che pare confermato dalle prime rilevazioni del 2015: le assunzioni a tempo indeterminato standard (cioè al netto di fattispecie contrattuali specifiche, come il lavoro domestico o il lavoro intermittente a tempo indeterminato), sono state dal 1° gennaio al 15 marzo 25.480, contro le 17.304 dello stesso periodo del 2014, cioè 8.200 unità circa in più, pari a una crescita del 47,2%. 

Occupazione e disoccupazione 
Per il Piemonte il 2014 pare diviso in due: un primo semestre che in cui si fanno ancora sentire gli effetti della recessione che ha colpito con forza nel 2013 (-15.000 occupati in media con una marcata flessione nei servizi e nelle costruzioni e un saldo positivo nell'industria manifatturiera) e un secondo semestre in ripresa (+19.000 addetti) con un recupero nel terziario, ma un rallentamento negli ultimi mesi nel ramo industriale, forse indotto dal picco di licenziamenti di fine anno. La media annua, frutto di dinamiche contrapposte che tendono a compensarsi, vede un incremento degli occupati nel settore agricolo, nell'industria in senso stretto e nell'area commercio/turismo, mentre diminuiscono gli addetti nelle costruzioni e nei servizi non commerciali. 
Quanto alla disoccupazione, sempre i dati Istat parlano di 226.000 persone in cerca di lavoro nel 2014, con un aumento di 17.000 unità rispetto al 2013, cifra che fa arrivare il tasso all'11,3% con un'accelerazione nell'ultimo trimestre, interessando maggiormente le donne.  «Non accenna a diminuire - spiega l'assessore Pentenero - la disoccupazione giovanile, che raggiunge nella fascia fino a 24 anni il 42,2%, un punto e mezzo in più rispetto al 2013. È un dato in linea con la media nazionale (e ricordiamo che i livelli generali di disoccupazione in Piemonte sono invece di un punto e mezzo al di sotto di quelli italiani), e che si colloca di quasi 10 punti al di sopra del livello medio delle regioni settentrionali (32,7%), a sottolineare una specifica gravità della questione giovanile sul territorio piemontese e l'urgenza di rafforzare gli interventi di politica attiva finora svolti, con il consolidamento del progetto Garanzia Giovani, i cui risultati cominciano a essere incoraggianti».

Segnali di recupero per la provincia di Novara che nel biennio precedente aveva registrato nel contesto regionale la più marcata caduta della performance; si riduce la disoccupazione, tornando sui livelli medi piemontesi (11,3%) e migliora l'occupazione. La domanda di lavoro risulta in chiara ripresa (+11% le assunzioni), una spinta impressa principalmente nel  bacino del centro capoluogo dal metalmeccanico e dal ramo dei trasporti. 
La provincia del Vco è l'unica con Cuneo a restare con un tasso di disoccupazione ben al di sotto del 10% (7,3%), stabile, a fronte di un apprezzabile aumento dei livelli occupazionali. Tutto bene, quindi, salvo che questi risultati dipendono probabilmente più dallo sbocco rappresentato dal frontieralato verso la Svizzera, che assorbe oltre 6.000 lavoratori locali, in aumento, che dalla situazione locale. 

Laura Cavalli

Leggi l'articolo integrale sul Corriere di Novara di giovedì 19 marzo