Mercatone Uno, concordato preventivo e riduzione dei punti vendita

Mercatone Uno, concordato preventivo e riduzione dei punti vendita
14 Febbraio 2015 ore 02:03

Quale futuro per i tre (grossi) centri “Mercatone Uno” di Trecate, Caltignaga e Pombia? Il piano di rilancio dell’azienda leader nella distribuzione di arredi e casalinghi con sede nel Bolognese passa infatti attraverso un drastico ridimensionamento della rete, che a oggi di punti vendita ne conta ben 85. Il gruppo – con marchio all’esordio nel 1983 ma attivo già dal 1975 – ha annunciato ai sindacati la riduzione di circa il 50% della rete. «Per l’azione di risanamento – ha fatto sapere l’azienda – si rende necessaria una ridefinizione del numero dei punti vendita che non si sostengono economicamente, che potrebbero essere circa la metà della rete attuale». Tutto ciò per continuare il «percorso di ripresa e attuare il piano industriale di rilancio».  “Mercatone Uno” – circa 800 milioni di fatturato annuo e 3700 dipendenti che arrivano a 4500 con i collaboratori – nelle scorse settimane ha presentato domanda di concordato preventivo al Tribunale di Bologna. Un passo indispensabile – come peraltro sottolinea il “Sole24ore” – per un indebitamento che ha superato quota 400 milioni a fronte di un fatturato in costante flessione a causa del crollo dei consumi. Di fronte ai sindacati i vertici aziendali hanno spiegato non solo appunto la ricerca di un accordo con i creditori, bensì anche quella «di un investitore in grado di supportare e dare continuità ai piani in corso di definizione», che prevederebbero come detto la riduzione dei punti vendita, fermo restando «che l’obiettivo resta quello di salvaguardare i livelli occupazionali». Volontà che il Gruppo – ricorda il “Sole24ore” – aveva già manifestato subito dopo l’apertura della procedura di concordato, attraverso il presidente Alessandro Servadei, che ha assunto la carica pochi mesi fa. La forte condizione di crisi di Mercatone Uno, con la diminuzione costante del volume d’affari e la progressiva perdita di redditività, era emersa già nell’autunno dello scorso anno, tanto da costringere l’azienda a ridimensionare pesantemente il piano di sviluppo. L’ammissione al concordato preventivo potrebbe consentire il rilancio dell’azienda, ma c’è forte preoccupazione fra il personale. Il 5 febbraio si sono riuniti in centro a Bologna centinaia di delegati sindacali e dipendenti arrivati da tutta Italia per confrontarsi con i vertici aziendali. «L’amministratore ci ha parlato di potenziali acquirenti interessati però solo al 50% della rete di vendita», hanno confermato i sindacati ai media bolognesi. Poi c’è il nodo stipendi (e contributi), che vedrebbe qualche ritardo. Prossimo round fra azienda e sindacati il 16 febbraio.

Paolo Viviani

Quale futuro per i tre (grossi) centri “Mercatone Uno” di Trecate, Caltignaga e Pombia? Il piano di rilancio dell’azienda leader nella distribuzione di arredi e casalinghi con sede nel Bolognese passa infatti attraverso un drastico ridimensionamento della rete, che a oggi di punti vendita ne conta ben 85. Il gruppo – con marchio all’esordio nel 1983 ma attivo già dal 1975 – ha annunciato ai sindacati la riduzione di circa il 50% della rete. «Per l’azione di risanamento – ha fatto sapere l’azienda – si rende necessaria una ridefinizione del numero dei punti vendita che non si sostengono economicamente, che potrebbero essere circa la metà della rete attuale». Tutto ciò per continuare il «percorso di ripresa e attuare il piano industriale di rilancio».  “Mercatone Uno” – circa 800 milioni di fatturato annuo e 3700 dipendenti che arrivano a 4500 con i collaboratori – nelle scorse settimane ha presentato domanda di concordato preventivo al Tribunale di Bologna. Un passo indispensabile – come peraltro sottolinea il “Sole24ore” – per un indebitamento che ha superato quota 400 milioni a fronte di un fatturato in costante flessione a causa del crollo dei consumi. Di fronte ai sindacati i vertici aziendali hanno spiegato non solo appunto la ricerca di un accordo con i creditori, bensì anche quella «di un investitore in grado di supportare e dare continuità ai piani in corso di definizione», che prevederebbero come detto la riduzione dei punti vendita, fermo restando «che l’obiettivo resta quello di salvaguardare i livelli occupazionali». Volontà che il Gruppo – ricorda il “Sole24ore” – aveva già manifestato subito dopo l’apertura della procedura di concordato, attraverso il presidente Alessandro Servadei, che ha assunto la carica pochi mesi fa. La forte condizione di crisi di Mercatone Uno, con la diminuzione costante del volume d’affari e la progressiva perdita di redditività, era emersa già nell’autunno dello scorso anno, tanto da costringere l’azienda a ridimensionare pesantemente il piano di sviluppo. L’ammissione al concordato preventivo potrebbe consentire il rilancio dell’azienda, ma c’è forte preoccupazione fra il personale. Il 5 febbraio si sono riuniti in centro a Bologna centinaia di delegati sindacali e dipendenti arrivati da tutta Italia per confrontarsi con i vertici aziendali. «L’amministratore ci ha parlato di potenziali acquirenti interessati però solo al 50% della rete di vendita», hanno confermato i sindacati ai media bolognesi. Poi c’è il nodo stipendi (e contributi), che vedrebbe qualche ritardo. Prossimo round fra azienda e sindacati il 16 febbraio.

Paolo Viviani

 

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