“Mercatone Uno” in amministrazione straordinaria

“Mercatone Uno” in amministrazione straordinaria
Economia 14 Aprile 2015 ore 17:26

Mercatone Uno è stato ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria speciale. A renderlo noto è il Mise, Ministero dello Sviluppo economico, che spalanca al gruppo emiliano le porte della ‘legge Marzano’. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, secondo quanto riporta una nota, ha firmato il decreto e nominato l’organo commissariale, composto da Vincenzo Tassinari, Ermanno Sgaravato e Stefano Coen che dovrà guidare l’azienda, nell’attesa di ricevere un’offerta definitiva per la sua vendita entro la fine di aprile.Il gruppo bolognese, che conta circa 4mila dipendenti in Italia, a inizio anno aveva chiesto al tribunale di Bologna l’ammissione al concordato preventivo. Il gruppo conta 79 punti vendita a nome Mercatone Uno, uno come Mercatone Germanvox e 9 a insegna “È Oro”. Anche nel Novarese la preoccupazione è alta: i dipendenti hanno fatto sentire la loro voce a Romagnano Sesia e Pombia (gli stabilimenti di questi due paesi sarebbero fortemente a rischio); qualche speranza in più, invece, riguarda i negozi di Caltignaga e Trecate, Preglia e Gravellona Toce nel Vco. Nei giorni scorsi, anche le senatrici democratiche della Commissione Lavoro Patrizia Manassero, Stefania Pezzopane, Elena Ferrara e Nicoletta Favero, che avevano rivolto un'interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico Federica Guidi e del Lavoro  Giuliano Poletti."Mercatone Uno - spiegano le senatrici nell'interrogazione - è una grande azienda con 79 punti vendita dislocati in gran parte del territorio italiano e 11 milioni di clienti. Di recente, il gruppo la annunciato la riduzione di circa il 50% dei negozi e ha lanciato una vendita straordinaria in 34 punti vendita, giudicata per questi l’anticamera della chiusura. Nelle scorse settimane, l'azienda ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo  al tribunale di Bologna per fare fronte ad un indebitamento che ha raggiunto i 425 milioni, a fronte di un fatturato ridotto a poco più di mezzo miliardo. “La proprietà - scrivevano le senatrici nell’interrogazione - ha disertato l’audizione del 1° aprile al ministero dello Sviluppo economico dove avrebbe dovuto fare chiarezza sui piani per il futuro, sospeso tra possibili licenziamenti e volontà non chiare di cercare un socio per continuare l’attività. Visto che a maggio scadono i contratti di solidarietà per i lavoratori - concludevano le senatrici dem -  chiediamo al governo un intervento per cercare di chiarire la situazione e di salvaguardare i livelli occupazionali". 

l.c.

Mercatone Uno è stato ammesso alla procedura di amministrazione straordinaria speciale. A renderlo noto è il Mise, Ministero dello Sviluppo economico, che spalanca al gruppo emiliano le porte della ‘legge Marzano’. Il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, secondo quanto riporta una nota, ha firmato il decreto e nominato l’organo commissariale, composto da Vincenzo Tassinari, Ermanno Sgaravato e Stefano Coen che dovrà guidare l’azienda, nell’attesa di ricevere un’offerta definitiva per la sua vendita entro la fine di aprile.Il gruppo bolognese, che conta circa 4mila dipendenti in Italia, a inizio anno aveva chiesto al tribunale di Bologna l’ammissione al concordato preventivo. Il gruppo conta 79 punti vendita a nome Mercatone Uno, uno come Mercatone Germanvox e 9 a insegna “È Oro”. Anche nel Novarese la preoccupazione è alta: i dipendenti hanno fatto sentire la loro voce a Romagnano Sesia e Pombia (gli stabilimenti di questi due paesi sarebbero fortemente a rischio); qualche speranza in più, invece, riguarda i negozi di Caltignaga e Trecate, Preglia e Gravellona Toce nel Vco. Nei giorni scorsi, anche le senatrici democratiche della Commissione Lavoro Patrizia Manassero, Stefania Pezzopane, Elena Ferrara e Nicoletta Favero, che avevano rivolto un'interrogazione ai ministri dello Sviluppo economico Federica Guidi e del Lavoro  Giuliano Poletti."Mercatone Uno - spiegano le senatrici nell'interrogazione - è una grande azienda con 79 punti vendita dislocati in gran parte del territorio italiano e 11 milioni di clienti. Di recente, il gruppo la annunciato la riduzione di circa il 50% dei negozi e ha lanciato una vendita straordinaria in 34 punti vendita, giudicata per questi l’anticamera della chiusura. Nelle scorse settimane, l'azienda ha presentato domanda di ammissione al concordato preventivo  al tribunale di Bologna per fare fronte ad un indebitamento che ha raggiunto i 425 milioni, a fronte di un fatturato ridotto a poco più di mezzo miliardo. “La proprietà - scrivevano le senatrici nell’interrogazione - ha disertato l’audizione del 1° aprile al ministero dello Sviluppo economico dove avrebbe dovuto fare chiarezza sui piani per il futuro, sospeso tra possibili licenziamenti e volontà non chiare di cercare un socio per continuare l’attività. Visto che a maggio scadono i contratti di solidarietà per i lavoratori - concludevano le senatrici dem -  chiediamo al governo un intervento per cercare di chiarire la situazione e di salvaguardare i livelli occupazionali". 

l.c.