Il caso

Pratiche commerciali sleali: Coldiretti invoca un decreto in tempi brevi

Le aste al ribasso e altre pratiche messe in atto nel settore mettono a rischio le imprese

Pratiche commerciali sleali: Coldiretti invoca un decreto in tempi brevi
Economia Novara, 31 Luglio 2021 ore 07:00

Pratiche commerciali sleali in campo agroalimentare: Coldiretti Novara-Vco interviene per chiedere un immediato ricorso al decreto applicativo sul tema.

Pratiche commerciali sleali: l'appello di Coldiretti

"È urgente la pubblicazione del decreto per rendere operativa la Legge nazionale contro le pratiche commerciali sleali che ha recepito la direttiva europea”. Lo sottolineano il presidente di Coldiretti Novara-Vco Sara Baudo e il direttore Francesca Toscani nel commentare l’inizio della procedura di infrazione avviata dalla Commissione contro dodici Stati membri, tra cui l'Italia, per non aver recepito le norme dell'Ue che vietano le pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare.

"Dobbiamo evitare che i rischi vengano scaricati tutti sulle imprese di produzione"

"Si tratta di pratiche commerciali sleali - continuano da Coldiretti - da vietare che vanno dai ritardi nei pagamenti e annullamenti di ordini dell'ultimo minuto per prodotti alimentari deperibili alle modifiche unilaterali o retroattive ai contratti fino al rifiuto dei contratti scritti fino al divieto di pagare al di sotto dei prezzi di produzione. Un intervento normativo  fortemente sollecitato da Coldiretti, per rendere più equa la distribuzione del valore lungo la filiera ed evitare che il massiccio ricorso attuale alle offerte promozionali non venga scaricato sulle imprese di produzione già costrette a subire l’aumento di costi dovuti alle difficili condizioni di mercato.

Le aste al ribasso mettono in pericolo le imprese

"La legge nazionale - scrivono da Coldiretti - colpisce anche il meccanismo delle aste al doppio ribasso che provoca forti distorsioni e speculazioni aggravando così i pesanti squilibri di filiera della ripartizione del valore visto che per ogni euro speso dai consumatori per l’acquisto di alimenti meno di 15 centesimi in Italia vanno a remunerare il prodotto agricolo”.