Riso, aumenta l’import dall’Oriente

Riso, aumenta l’import dall’Oriente
16 Gennaio 2015 ore 13:57

NOVARA – Nel 2014, come riporta l’Ente risi attraverso un’elaborazione dei dati della Commissione europea, le importazioni totali di riso lavorato in Italia sono aumentate del 16,5% rispetto al 2013. I prodotti importati dal Myanmar, che rappresentano il 15% delle importazioni totali dai Pma (i Paesi meno avanzati), risultano in aumento del 257% rispetto all’anno scorso, passando da 3.479 a 12.405 tonnellate.

NOVARA – Nel 2014, come riporta l’Ente risi attraverso un’elaborazione dei dati della Commissione europea, le importazioni totali di riso lavorato in Italia sono aumentate del 16,5% rispetto al 2013. I prodotti importati dal Myanmar, che rappresentano il 15% delle importazioni totali dai Pma (i Paesi meno avanzati), risultano in aumento del 257% rispetto all’anno scorso, passando da 3.479 a 12.405 tonnellate.
Nei mesi scorsi i risicoltori piemontesi, esasperati per l’import selvaggio a dazio zero dall’Oriente, avevano occupato le Borse risi di Vercelli, Novara, Pavia e Milano e si erano recati a Roma per incontrare i rappresentanti del Governo, ai quali avevano chiesto un impegno: l’adozione della clausola di salvaguardia per il riso importato dai Paesi asiatici ed una nuova legge sul commercio del riso, in modo che sia obbligatoria l’etichettatura del prodotto, in grado di garantirne la tracciabilità e la trasparenza della filiera.
Ma sia un’eventuale concessione della clausola che il Governo italiano ha avanzato inutilmente a Bruxelles, sia l’approvazione di una nuova legge sull’etichettatura sono ancora lontane all’orizzonte.
«L’aumento anomalo delle importazioni sta riducendo i prezzi di mercato del riso prodotto nell’Ue al di sotto dei costi di produzione – spiega Gabriele Carenini, vicepresidente della Cia del Piemonte – Senza le opportune difese alle frontiere dal prodotto proveniente da agricolture dai costi di produzione nemmeno lontanamente comparabili con quelli europei, la risicoltura italiana rischia di essere fortemente ridimensionata».
«La liberalizzazione del commercio, che è la direzione verso la quale guardare per il nostro futuro –prosegue Carenini -, é stata gestita con insufficiente attenzione, soprattutto considerando la crisi economica che stiamo vivendo. Per questo come Cia del Piemonte chiediamo al nostro Governo di assumere una posizione più decisa a Bruxelles, sollecitando l’Unione Europea ad adottare con urgenza la clausola di salvaguardia delle importazioni».

l.c.

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