Tagli Poste, i Comuni uniti dicono ‘no’

Tagli Poste, i Comuni uniti dicono ‘no’
Economia 23 Maggio 2015 ore 20:05

VERBANIA -  Il 90 per cento dei comuni della provincia, 68 su 77, ha già detto ‘no’ alla chiusura dell’ufficio postale di Carciano (Stresa); alla riduzione a tre giorni d’apertura settimanale di Cossogno, Bèe, Premeno, Miazzina, Antrona, Macugnaga; a due giorni settimanali di chiusura a Omegna Bagnella; alla riduzione da tre a due giorni d’apertura a Massiola e Quarna Sopra; alla chiusura pomeridiana (dal 9 marzo) dell’ufficio in piazza Matteotti a Domodossola; allo spostamento già avvenuto dei centri di smistamento a Novara; alla consegna a giorni alterni della posta. «Le altre adesioni stanno per arrivare», ha anticipato giovedì 21 maggio durante l’incontro con sindacalisti e media locali il presidente della Provincia, Stefano Costa. «Stiamo anche preparando un piano alternativo a quello di Poste italiane che sottoporremo all’assemblea dei sindaci», ha aggiunto la consigliera provinciale Silvia Tipaldi che sta seguendo per la Provincia la partita delle chiusure e delle riduzioni di giorni e orari d’apertura. «Nel mio comune (Bannio Anzino, ndr) – ha proseguito – Poste italiane ha già chiuso. Una riduzione d’orario per Macugnaga metterebbe in crisi l’ufficio durante la stagione turistica, quando la popolazione quintuplica passando dai 400 residenti a 2 mila».  Bée ha lo stesso problema, è intervenuto il primo cittadino del centro collinare, Alessandro Borella: «I residenti sono 750, quando si riempiono le seconde case la popolazione sale a 2.500, senza contare l’afflusso al centro buddista di Albagnano. A preoccuparmi, però, è soprattutto la popolazione anziana. Con l’ufficio postale aperto solo tre giorni su sei sarà in difficoltà ad incassare la pensione e sarà incentivata a trasferire il conto correte dalle Poste alla banca». Per Alessandro Buzio, assessore ad Omegna, «è in gioco molto di più della riduzione della presenza di Poste italiane sul territorio. E’ in gioco la democrazia. Senza servizi, gli enti locali non hanno più ragione di esistere. I comuni spariranno. E chi presiederà la montagna? Nessuno, con conseguenze disastrose sull’assetto idrogeologico nei casi, sempre più frequenti, di emergenza climatica». I sindacati pongono l’accento sulle ricadute occupazionali. Luca Caretti (Cisl Piemonte orientale): «Lo spostamento a Novara dei centri di smistamento ha già provocato una contrazione degli addetti. Ulteriori chiusure e riduzioni d’orario faranno venir meno possibilità occupazionali in una zona, come il Verbano Cusio Ossola, già penalizzata». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Agnesa (Cgil). Antonio Bevilacqua (Pensionati Cisl) teme che «fusioni e unioni fra comuni vengano utilizzati strumentalmente da Poste italiane per chiudere altri uffici laddove i comuni dovessero essere accorpati». Tra l’8 e il 12 giugno si riunirà l’assemblea dei sindaci ai quali la Provincia sottoporrà il piano alternativo da portare al tavolo tecnico del 13 a Torino, tra Poste Italiane e Regione. 

Mauro Rampinini

VERBANIA -  Il 90 per cento dei comuni della provincia, 68 su 77, ha già detto ‘no’ alla chiusura dell’ufficio postale di Carciano (Stresa); alla riduzione a tre giorni d’apertura settimanale di Cossogno, Bèe, Premeno, Miazzina, Antrona, Macugnaga; a due giorni settimanali di chiusura a Omegna Bagnella; alla riduzione da tre a due giorni d’apertura a Massiola e Quarna Sopra; alla chiusura pomeridiana (dal 9 marzo) dell’ufficio in piazza Matteotti a Domodossola; allo spostamento già avvenuto dei centri di smistamento a Novara; alla consegna a giorni alterni della posta. «Le altre adesioni stanno per arrivare», ha anticipato giovedì 21 maggio durante l’incontro con sindacalisti e media locali il presidente della Provincia, Stefano Costa. «Stiamo anche preparando un piano alternativo a quello di Poste italiane che sottoporremo all’assemblea dei sindaci», ha aggiunto la consigliera provinciale Silvia Tipaldi che sta seguendo per la Provincia la partita delle chiusure e delle riduzioni di giorni e orari d’apertura. «Nel mio comune (Bannio Anzino, ndr) – ha proseguito – Poste italiane ha già chiuso. Una riduzione d’orario per Macugnaga metterebbe in crisi l’ufficio durante la stagione turistica, quando la popolazione quintuplica passando dai 400 residenti a 2 mila».  Bée ha lo stesso problema, è intervenuto il primo cittadino del centro collinare, Alessandro Borella: «I residenti sono 750, quando si riempiono le seconde case la popolazione sale a 2.500, senza contare l’afflusso al centro buddista di Albagnano. A preoccuparmi, però, è soprattutto la popolazione anziana. Con l’ufficio postale aperto solo tre giorni su sei sarà in difficoltà ad incassare la pensione e sarà incentivata a trasferire il conto correte dalle Poste alla banca». Per Alessandro Buzio, assessore ad Omegna, «è in gioco molto di più della riduzione della presenza di Poste italiane sul territorio. E’ in gioco la democrazia. Senza servizi, gli enti locali non hanno più ragione di esistere. I comuni spariranno. E chi presiederà la montagna? Nessuno, con conseguenze disastrose sull’assetto idrogeologico nei casi, sempre più frequenti, di emergenza climatica». I sindacati pongono l’accento sulle ricadute occupazionali. Luca Caretti (Cisl Piemonte orientale): «Lo spostamento a Novara dei centri di smistamento ha già provocato una contrazione degli addetti. Ulteriori chiusure e riduzioni d’orario faranno venir meno possibilità occupazionali in una zona, come il Verbano Cusio Ossola, già penalizzata». Sulla stessa lunghezza d’onda Alessandro Agnesa (Cgil). Antonio Bevilacqua (Pensionati Cisl) teme che «fusioni e unioni fra comuni vengano utilizzati strumentalmente da Poste italiane per chiudere altri uffici laddove i comuni dovessero essere accorpati». Tra l’8 e il 12 giugno si riunirà l’assemblea dei sindaci ai quali la Provincia sottoporrà il piano alternativo da portare al tavolo tecnico del 13 a Torino, tra Poste Italiane e Regione. 

Mauro Rampinini