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Altro che Peppone e don Camillo

Parroco sfratta gli Alpini: “A cosa vi serve la sede? Siete tutti pensionati con dieci anni di prospettiva di vita”

Una querelle in salsa piemontese che vede contrapporsi un gruppo di anziane penne nere e il prete del paese.

Parroco sfratta gli Alpini: “A cosa vi serve la sede? Siete tutti pensionati con dieci anni di prospettiva di vita”
Glocal news 15 Aprile 2021 ore 12:13

Fate parte della nutrita schiera di coloro che trovavano irresistibili le faide tra don Camillo e Peppone? Ecco servita una versione 2021 – assolutamente reale – di un agguerrito scontro tra istituzioni (in questo caso un gruppo di Alpini in pensione) e clero.

Alpini sfrattati

A raccontare la diatriba degli Alpini di Pavignano sfrattati dal don è Prima Biella. È una lettera piena di passione e di amarezza:

“Nel 1982 -raccontano gli Alpini nella nota – una ventina di alpini in congedo decisero di ricostituire il Gruppo di Pavignano. Con il consenso dell’allora parroco, don Canale, che concesse a titolo gratuito i locali in Via Strada della Parrocchia per la nuova sede, iniziarono i lavori di ristrutturazione (impianto elettrico e idraulico, pavimenti, perlinatura dei due locali, rifacimento del camino e di un piccolo spazio cucina, creazione dei servizi igienici prima inesistenti).

Tutti gli alpini, che ancora ringraziamo, lavorarono gratuitamente per moltissime giornate, spesso provvedendo in prima persona ai costi vivi dei materiali. Nello stesso anno si poté quindi celebrare l’inaugurazione del nuovo gruppo, con la partecipazione della madrina Gianna Barbera Pessina e la presenza di novantaquattro iscritti al gruppo stesso”.

Il contratto

“Nel 1988 – si legge ancora – alla presenza del Vescovo, si procedette alla stipula ed alla firma del contratto per l’uso gratuito della sede. Passano gli anni, molti Alpini hanno “posato lo zaino a terra”, altri si sono trasferiti, ed anche alcune delle nostre mogli e amiche ci hanno lasciato. In tutti questi anni tuttavia la sede è stata aperta per tutti i soci ogni venerdì.”

Insomma, tutto andava per il verso giusto.

Il nuovo parroco

Circa sedici anni fa, nella piccola parrocchia, arriva un nuovo parroco: don Nicola che, dicono gli Alpini, è sempre stato invitato a tutte le manifestazioni, ritrovi e pranzi. Ma negli ultimi tempi l’armonia pare essersi guastata:

“Nel 2018 e 2019 abbiamo purtroppo dovuto subire alcuni altri pesanti lutti nella nostra famiglia alpina, e nel 2020 su tutti s’è abbattuta la pandemia del Covid19 cose che hanno rallentato o reso impossibile ogni tipo di attività. All’inizio del marzo 2021 cogliemmo voci relative ad uno sfratto della nostra sede, a seguito delle quali chiedemmo un appuntamento col Parroco per un chiarimento”. Spiegano gli Alpini in pensione.

“Vecchi”

“Durante tale incontro svoltosi il giorno 8 marzo scorso, con la partecipazione di un responsabile della San Vincenzo, don Nicola ci confermava che la nostra sede ristrutturata ci sarebbe stata tolta, per darla in utilizzo alla San Vincenzo. Alle nostre contestazioni, il Parroco opponeva – con testuali parole – la sconcertante argomentazione che “Gli italiani sono brave persone, invece i piemontesi sono cattivi”, aggiungendo che la decisione era ormai presa e che entro il 15 settembre avremmo dovuto sgomberare.”

Raccontano sempre gli Alpini, che avrebbero tentato una mediazione per salvare il salvabile:

“La nostra proposta di dividere in due la sede, lasciando alla San Vincenzo il più grande dei due locali (il salone) veniva rigettata con la motivazione che in quel luogo avrebbero tenuto le lezioni di catechismo. Tuttavia, è noto a noi come a tutto il quartiere che presso la parrocchia, l’ex canonica, l’ex oratorio e negli ampi locali sotto la chiesa nuova, vi sono ampi spazi, centinaia di metri quadri, utilizzabili ma da tempo inutilizzati. A tale obiezione, il responsabile della San Vincenzo replicava che nei locali non utilizzati “ci sono troppi lavori da fare”.

Ed è a questo punto, secondo quanto racconta il gruppo di pensionati, che la situazione sarebbe trascesa:

La discussione veniva chiusa da don Nicola con la considerazione testuale ‘Ma cosa volete ancora la sede, per far cosa? Voi siete tutti vecchi pensionati con al massimo dieci anni di prospettiva di vita’. Pensiamo che chiunque a questo punto possa comprendere la nostra amarezza e mortificazione. Pur essendo chiaro che il parroco si muove entro i limiti dei suoi poteri e delle norme di legge, consideriamo tristemente che non tutto ciò che è legalmente corretto è anche moralmente giusto”.

Diciamo che il don non ci è andato per il sottile…