La salite del Giro d’Italia

Dall’Etna ai Laghi di Cancano passando per Piancavallo

Tra strappi, pendenze e fatiche che possono essere ricompensate da squisite portate locali

Dall’Etna ai Laghi di Cancano passando per Piancavallo
21 Settembre 2020 ore 09:25

Salite e piatti tipici, un connubio che, quando parliamo di Giro d’Italia, s’abbina davvero bene. Partiamo dall’Etna perché in località Linguaglossa Piano Provenzana è posto l’arrivo della terza tappa: 18 chilometri sul versante nord del vulcano, con una pendenza media del 6,8% (ma gli ultimi tre costantemente sopra il 9%) e un dislivello di 1.168 m. Una bella fatica che se vi capiterà di poter affrontare dovrete far seguire da un meritato premio: un ottimo cannolo siciliano oppure una cassata. E se in serata soggiornate a Catania, non perdetevi una pasta alla Norma, con salsa di pomodoro, melanzane fritte, basilico e abbondante ricotta salata grattugiata.
Percorrendo verso nord lo Stivale, i ciclisti del Giro, nella tappa che giunge a Camigliatello Silano, dovranno superare il Valico di Montescuro, quasi 25 km al 5,6% con punte che all’interno di Spezzano della Sila raggiungono il 18%. Una salita impegnativa che merita di essere recuperata a tavola: e dato che noi, al contrario dei professionisti, non dobbiamo per forza seguire particolari diete, potremmo assaggiare qualche prelibatezza della Sila come la ‘Pasta a lu fùrnu’ (ragù di carne, polpette, uova sode, caciocavallo e melanzane fritte) o le ‘Mazzacorde alla cosentina’ preparate con interiora di agnello.
Globalmente meno impegnativa (pendenza media del 4,8%), ma con punte che possono lasciare il segno (gli ultimi 2 km sono al 7% con pendenze massime all’interno dell’ultimo km attorno al 12%) è la salita che da Castel di Sangro sale a Roccaraso, dove è posto l’arrivo della nona tappa. E’ lunga 16,8 km per un dislivello di oltre 800 metri e dopo averla percorsa merita almeno un “dolce” riconoscimento come potrebbero essere i tipici torroncini alle mandorle o ai fichi secchi.
Alla 12a tappa, da Cesenatico a Cesenatico, i ciclisti affrontano un continuo su e giù che li porterà a scontrarsi su una serie di colli che forse, durante qualche vacanza in Romagna, qualcuno di voi avrà già affrontato: Ciola (6,6 km al 6,2%), Barbotto (4,7 km al 7,8%), Perticara (9,4 km al 3,5%), Madonna di Pugliano (9,9 km al 5,1%), Passo delle Siepi (5,2 km al 3,8%). In questo caso che suggerire? Una visita al Porto canale, vero e proprio simbolo di Cesenatico con le sue barche tradizionali e le coloratissime vele al terzo, una piadina romagnola, un bicchiere di buon vino Sangiovese e via.

Siamo ormai sulle Alpi e la seconda settimana del Giro d’Italia si chiude con una frazione che prevede le scalate di Sella Chianzutan (10,7 km al 5,4%), Forcella di Monte Rest (7,4 km al 7,4%), Forcella di Pala Barzana (4,4 km al 6,8%) e della nota ascesa friulana del Piancavallo, in cima alla quale è posto il traguardo, un’erta di 14,5 chilometri alla pendenza media del 7,8% ma che prevede un inizio molto aspro, con i primi 6,5 chilometri che hanno una pendenza media superiore al 9%. Qui, dopo la fatica, è d’obbligo assaggiare qualcuno dei formaggi tipici della zona, primo fra tutti il Montasio Dop.
Oltre alle salite che superano i duemila metri di cui parliamo nella pagina precedente, l’ultima settimana del Giro d’Italia ci presenta non poche altre asperità che, chi vuole, può sperimentare con la propria bicicletta. Prime fra tutte quelle proposte dalla 17a tappa in cui si affrontano Forcella Valbona (21,9 km al 6,6%), Monte Bondone (20,2 km al 6,8%), Passo Durone (10,4 km al 6%) e si arriva poi a Madonna di Campiglio: la salita finale, a partire da Carisolo, è lunga 12,5 km con pendenze molto costanti sempre attorno al 6.5%, mentre gli ultimi 2 km sono sostanzialmente pianeggianti dopo l’ingresso nell’abitato attraverso una breve galleria artificiale. Siamo in Val Rendena, e dagli alpeggi e dagli allevamenti arrivano prodotti davvero unici che vi potranno ben rifocillare: dal celebre salame all’aglio della Val Rendena alla Spressa Dop, un antico formaggio locale. Se vi avanza un po’ di tempo, vi consigliamo la visita della chiesa di San Vigilio a Pinzolo per ammirare, sulla facciata principale, uno dei più straordinari affreschi della Valle e forse dell’intero arco alpino: la Danza Macabra di Simone Baschenis.
Eccoci all’ultima salita che porta all’arrivo dell’impegnativa 18a tappa, ai Laghi di Cancano, dopo aver scalato lo Stelvio: è un’ascensione di quasi 9 km attorno al 7% che porta, con i suoi 21 tornanti perfettamente ritmati sul fianco della montagna, alle Torri di Fraele, a circa a 2 km dal traguardo. E per concludere in bellezza, un buon piatto di sciatt, una specialità tipica della Valtellina: croccanti frittelle tonde che nascondono un saporito cuore di formaggio Casera, tipico della zona.

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