Serve più attenzione

Covid: contagio da superficie? Più importante stare attenti alle mascherine

Contagiarsi attraverso una superficie infetta è possibile, ma secondo la scienza raro.

Covid: contagio da superficie? Più importante stare attenti alle mascherine
18 Febbraio 2021 ore 08:31

Da quando è scoppiata la pandemia ci è stato raccomandato di lavarci accuratamente le mani, soprattutto dopo aver toccato superfici esposte al tocco di molte persone come i pulsanti degli ascensori o i carrelli della spesa. Ci si chiede quanto sia concreto il rischio di contrarre il virus attraverso il tocco di una superficie infetta. La scienza ha provato a rispondere.

Covid: come funziona il contagio da superficie

Sono davvero moltissime le persone che raccontano di essersi ammalate di Covid-19 ma di non aver la più pallida idea di come possa essere avvenuto il contagio. Non di rado, per spiegarsi il fenomeno, ipotizzano quindi che possa essere stata fatale una maniglia, aperta da tante persone, o un’altra superficie particolarmente esposta. Pensiamo a quante volte abbiamo sentito la frase: “Ho toccato qualcosa di infetto e poi mi sono stropicciato gli occhi”.

Ecco, pare che queste ipotesi non siano particolarmente caldeggiate dagli scienziati che da un anno, ormai, studiano il comportamento di questo virus.

Cosa dice la scienza

Secondo la scienza il contagio attraverso le superfici, pur non essendo escluso, è considerato molto raro. E’ vero che i coronavirus possono resistere sulle superfici e diversi studi hanno portato a riscontrare tracce di materiale genetico di Sars-CoV-2 praticamente ovunque, ma questo non significa che il virus sia attivo e ancora in grado di infettare. Le particelle virali, infatti, non resistono per molto tempo fuori da un organismo e possiamo dire che man mano che passano le ore diventano sempre più inoffensive. Emanuel Goldman, un microbiologo della Rutgers New Jersey Medical School di Newark, sostiene che le superfici presentino un rischio relativamente basso di trasmissione del virus. L’esperto ha anche sottolinato che certi studi svolti in laboratorio si basano su condizioni difficilmente ripetibili nel mondo reale.

Gli scienziati chiariscono che, seppure non sia di certo impossibile contrarre il virus attraverso una superficie infetta, devono verificarsi una serie di condizioni parallele piuttosto rare perché il contagio vada a segno.

Più importante la mascherina

Pochi giorni fa la rivista Nature ha sottolineato gli eccessivi sforzi tesi alla sanificazione delle superfici riportando l’attenzione sul fatto che il virus è a trasmissione aerea: ci si può contagiare anche inalando piccole particelle di virus (aerosol) che galleggiano nell’aria a lungo prima di evaporare e non solo attraverso i droplets che – per loro grandezza e peso – cadono a terra entro i due metri di distanza. I luoghi più pericolosi sono quindi gli ambienti affollati al chiuso con scarsa ventilazione.

E’ bene quindi concentrarsi sulle mascherine: quelle chirurgiche hanno una scarsa efficienza sull’aerosol, perché non sigillano il viso. Sempre consigliate, quindi, le FFP2. Non avere paura nemmeno di unire alla più leggera chirurgica anche una seconda mascherina di stoffa che faccia da “fissante”. Così facendo si arriva a proteggersi fino al 90%.

Non trascurare neppure il fattore tempo di permanenza all’esposizione: sull’app Immuni l’allerta scatta se ci si trova a meno di due metri da un contagiato per almeno 15 minuti. Non dobbiamo però dimenticare che un colpo di tosse o uno starnuto possono “colpire” in pochi secondi.

Lo studio del Bambin Gesù

A novembre avevamo pubblicato, sul tema, un’interessante simulazione in 3D realizzata dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù che riproduce con precisione come si muovono le particelle biologiche in un ambiente chiuso: si è così accertato anche il fondamentale impatto dei sistemi di aerazione sulla loro dispersione.

I risultati – importanti per contenere la diffusione del virus SARS-CoV2 negli ambienti chiusi anche attraverso il trattamento dell’aria – sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Research. I risultati dell’indagine scientific ha documentato, per la prima volta, che il raddoppio della portata dell’aria condizionata all’interno di una stanza chiusa riduce la concentrazione delle particelle contaminate del 99,6%. A condizionatore spento le persone più vicine a colui che tossisce respirano l’11% di aria contaminata mentre i più lontani non vengono raggiunti.

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