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Covid-19

Il virologo Palù: "La Cina ha nascosto l'esistenza del virus per mesi"

Lectio magistralis del presidente dell'Aifa: "Il virus è cinese, è nato lì e lì si è sviluppato".

Il virologo Palù: "La Cina ha nascosto l'esistenza del virus per mesi"
07 Maggio 2021 ore 14:40

Si torna a parlare delle origini del Covid-19, a farlo è il presidente dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, Giorgio Palù.

Come racconta Prima Venezia, nel corso del punto stampa della Regione Veneto di giovedì 6 maggio 2021 l’esperto ha ripercorso la storia delle mutazioni del Sars-Cov-2, spiegando che il virus sarebbe nato in Cina e accusando i cinesi di “essere stati zitti per 6 mesi”.

Palù: “Virus è cinese”

Palù ha preso la parola dopo l’assessore Manuela Lanzarin, presente in conferenza stampa al posto del Governatore Luca Zaia.

Il virologo e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco ha tenuto una vera e propria lezione sugli ultimi recenti sviluppi nell’ambito della ricerca sul Covid-19. Lo scienziato, affidandosi ad alcune slide, ha mostrato le caratteristiche principali del virus, spiegandone le peculiarità.

“Il virus circolava già da settembre del 2019. Questo è certo. Il Covid-19 deriva da una particolare specie di pipistrello, quello cosiddetto “zampa di cavallo”, e questo dato ci porta a un’altra considerazione: tale pipistrello si trova solo in una regione della Cina. Si tratta di un animale particolare che “contiene” un centinaio di coronavirus, alcuni dei quali simili al Covid anche per il 98 per cento. Il virus, dunque, è cinese, è nato lì e lì si è sviluppato. Per quanto riguarda le mutazioni occorre dire che sono tutte naturali, così come accade per tutti i virus a mRna. Però per il Covid si parla di mutazioni meno rapide rispetto alle influenze o all’Hiv: il Covid cambia un nucleotide al mese”.

E ancora:

Nel 2000 i cinesi sono stati zitti almeno 6 mesi prima di parlare del virus della Sars, e in questo caso sono stati zitti almeno tre mesi perché già a settembre 2019 era presente”.

E sulle varianti

“La variante Sudafricana e la variante Brasiliana – ha aggiunto Palù -, sono importanti perché aumentano il fattore di diffusione e resistono agli anticorpi. La variante Sudafricana è la più preoccupante perchè si diffonde di più, da 3 a 5 volte rispetto alle altre, ma i vaccini funzionano. La variante indiana è la somma di due varianti che si sono diffuse. Ci sono una ventina di lavori che dicono alcuni che è più contagiosa, altri che dicono che lo è meno. Non ci sono ancora evidenze scientifiche che confermino che questa variante sia più virulente e letale. La variante inglese è oggi la dominate, nel nostro Paese è al di sopra del 91% dei casi, mentre la Sudafricana è in calo e per la Nigeriana ci sono soli pochi casi”

Ha concluso l’esperto senza, però, risparmiarsi qualche “stoccata” ad alcuni colleghi

“Il compito dello scienziato è quello di fare delle ipotesi. I virologi fanno questo mestiere, non fanno parate in televisione. Un virologo dovrebbe studiare”.