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I nodi da sciogliere

Pensioni: ecco le soluzioni dei sindacati per il dopo Quota 100

La soluzione che arriva dai sindacati è quella di un ritiro dall'attività a partire dai 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'età anagrafica.

06 Maggio 2021 ore 16:00

“La riforma Monti Fornero compie 10 anni, è ora che parta un confronto con il Governo per una revisione complessiva del sistema pensionistico”, così i sindacati rinnovano la richiesta perché si apra al più presto un tavolo con l’Esecutivo prima dello stop a Quota 100, definendo nuove forme di flessibilità.

Pensioni: oltre Quota 100

Quota 100 consente di lasciare in anticipo il lavoro con 38 anni di contributi e almeno 62 d’età, introdotta in via sperimentale il 29 gennaio 20219, terminerà in automatico a fine 2021. L’ipotesi di un ritorno allo schema Fornero, con un’uscita di vecchiaia a 67 anni, porterebbe al cosiddetto scalone, un salto di 5 anni in più per andare in pensione dal primo gennaio 2022.

La soluzione che arriva dai sindacati è quella di un ritiro dall’attività a partire dai 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Un traguardo sostenibile sotto il profilo finanziario, assicurano, ma che se fatto senza forme di riduzione sull’assegno – come quella derivante dalla possibilità di un ricalcolo contributivo – potrebbe essere considerato troppo gravoso per le casse dello Stato.

I nodi da sciogliere

C’è poi il tema del riconoscimento della diversa gravosità dei lavori, del lavoro di cura familiare delle donne (con la proposta di un bonus contributivo di 12 mesi a figlio) e del futuro pensionistico dei giovani. Il sistema previdenziale, per il segretario della CGIL Maurizio Landini non può essere solamente contributivo, in base ai versamenti effettuati, ma deve avere sistemi di solidarietà. Con occupazioni precarie, discontinue e bassi salari la prospettiva è infatti di assegni esigui.

L’opzione salva giovani

La definizione del dossier dovrebbe arrivare con la Legge di Bilancio nel prossimo autunno, fra le opzioni anche quelle di estendere i contratti di espansione, cioè prepensionamenti fino a 5/6 anni per favorire l’ingresso dei giovani.