Altro che "Terra promessa"

Prete faceva la cresta sui migranti e li sfruttava: arrestato nella Bergamasca

Padre Antonio Zanotti accusato in passato anche d'aver trasformato un giovane richiedente asilo in una sorta di schiavo sessuale.

Prete faceva la cresta sui migranti e li sfruttava: arrestato nella Bergamasca
17 Giugno 2020 ore 15:30

Faceva affari sui richiedenti asilo ospiti in decine di centri di accoglienza sparsi per tutta la bassa pianura bergamasca. Ma non di un imprenditore stiamo parlando, o meglio… non solo: i Carabinieri hanno arrestato ieri mattina, martedì 16 giugno 2020, tre gestori di una rete di cooperative sociali legate all’universo di “Terra promessa” e tra loro c’era anche il fondatore e padre spirituale della cooperativa, ovvero padre Antonio Zanotti, 73 anni, frate francescano.

Faceva la cresta sui migranti e li sfruttava

Da Prima Treviglio

Facevano la cresta su tutto, dando ai rifugiati anche cibo scaduto, e li facevano lavorare in condizioni di sfruttamento. In sostanza, lucravano illecitamente sui famosi 35 euro a migrante riservati dallo Stato, costringendo i richiedenti asilo a vivere quasi come fossero in schiavitù.

In manette (ai domiciliari) il padre spirituale/fondatore, la presidente Anna Maria Preceruti, 58enne originaria di Pavia, e Giovanni Trezzi, 38 anni, residente a Crema, ossia l’economo della cooperativa Sociale “Terra promessa”. In più, altri 38 indagati.

I tre arrestati

I reati contestati sono di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato attraverso l’acquisizione di erogazioni pubbliche non spettanti, sfruttamento del lavoro nero, riciclaggio ed altro.

Tutto è partito dallo stupro di un’operatrice

L’input investigativo è partito da una violenza sessuale avvenuta in un centro di accoglienza gestito da Terra promessa nel settembre 2017 all’interno di Cascina Fenatica, a Fontanella, paese della Bassa orobica vicino a Romano di Lombardia e quasi sul confine con la provincia di Brescia. Un episodio che ebbe gran risalto mediatico, anche perché due migranti-eroi riuscirono a salvare la vita a un’operatrice, aggredita da un altro richiedente asilo, pur non riuscendo a impedirne lo stupro (avvenuto all’interno di un bagno della comunità).

Gli inquirenti ravvisarono evidenti carenze nella gestione del Centro, a partire dalla mancanza di personale qualificato e nel numero previsto, passando poi per controlli approssimativi. E da lì cominciarono a indagare su quell’autoreferenziale “Terra promessa”.

Fatture e scontrini taroccati, cibo scaduto

I Carabinieri hanno scoperto che gli arrestati cercavano di dimostrare spese mai sostenute, a volte con fatture false grazie a commercianti o imprenditori compiacenti, altre volte falsificando vecchi documenti, ancora costruendo falsamente registri di presenze di stranieri che in realtà si assentavano e non facevano rientro.

I “magheggi”

La “cresta” sui migranti si effettuava talvolta anche tagliando i costi di gestione: veniva fornito anche cibo scaduto e gli ospiti del centro di accoglienza venivano privati degli essenziali servizi previsti dai bandi di aggiudicazione delle Prefetture. Mancavano gli operatori necessari e i servizi obbligatori in un contesto di generale sovraffollamento delle strutture.

Dai migranti sfruttati a quelli… “fantasma”

Non solo, si “dimenticavano” persino di segnalare quando i migranti lasciavano il centro (e li facevano figurare presenti facendo firme false) per continuare a percepire il contributo giornaliero.

Lo sfruttamento

E infine, giusto per non farsi mancare nulla, sfruttavano i migranti in attività lavorative prive di tutele tra le quali la produzione di guarnizioni, lavori edili per conto della cooperativa e delle attività commerciali da loro controllate.

Zanotti già indagato per abusi su un migrante

Nel luglio del 2018, il francescano padre Antonio Zanotti, era per altro finito al centro di un’inchiesta partita dalle testimonianze di un ragazzo negli anni precedenti ospitato in una delle sua comunità della Bassa bergamasca: sarebbe stato in più occasioni abusato dallo stesso frate, costretto a diventare il suo “amante”. Il tutto ripreso anche con foto e video.

Nonostante avesse tentato almeno almeno una fuga, il ragazzo è rimasto vicino alla comunità e a padre Antonio per quattro anni, dal 2014 al 2018, costretto da minacce e ricatti economici. Poi l’allontanamento definitivo e la decisione di raccontare tutto alla Magistratura. Non si sa però come questa vicenda sia finita.

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