Cuba-Usa: «Finalmente torniamo amici»

Cuba-Usa: «Finalmente torniamo amici»
Sport 25 Luglio 2015 ore 13:32

NOVARA – Ambasciate di nuovo aperte a L’Avana e Washington: dopo 54 anni, Usa e Cuba hanno ufficialmente ristabilito le relazioni diplomatiche, primo segnale del disgelo annunciato, lo scorso 17 dicembre, da Barack Obama e Raul Castro. Lunedì scorso, 20 luglio, si è tenuta la cerimonia ufficiale alla rappresentanza diplomatica dell’isola cubana a Washington, a soli 3 chilometri dalla Casa Bianca: presente il ministro degli Esteri dell’Avana, Bruno Rodriguez, che è stato ricevuto dal collega statunitense, John Kerry, prima di tenere insieme una conferenza stampa. È la prima visita ufficiale di un ministro degli Esteri dell’isola castrista dal 1959.

NOVARA – Ambasciate di nuovo aperte a L’Avana e Washington: dopo 54 anni, Usa e Cuba hanno ufficialmente ristabilito le relazioni diplomatiche, primo segnale del disgelo annunciato, lo scorso 17 dicembre, da Barack Obama e Raul Castro. Lunedì scorso, 20 luglio, si è tenuta la cerimonia ufficiale alla rappresentanza diplomatica dell’isola cubana a Washington, a soli 3 chilometri dalla Casa Bianca: presente il ministro degli Esteri dell’Avana, Bruno Rodriguez, che è stato ricevuto dal collega statunitense, John Kerry, prima di tenere insieme una conferenza stampa. È la prima visita ufficiale di un ministro degli Esteri dell’isola castrista dal 1959.
A Novara uno sport come il baseball da tempo dialoga e fa dialogare giocatori e tecnici cubani e statunitensi uniti sotto la passione e i valori che lo sport del batti e corri sa trasmettere.
Per questo abbiamo incontro alo stadio “Provini” il manager cubano del Baseball Novara, Richard Macias, che conosce profondamente la storia recente di Cuba e ne è stato un protagonista ed il suo lanciatore migliore, lo statunitense Brent Buffa, che ha portato la squadra alla salvezza nel campionato di serie A.
«Sono molto felice che si sia riaperto il dialogo con gli Stati Uniti – dice Macias – Sono un uomo di pace. Quando ha saputo la notizia, ho indossato la maglietta con il logo degli Usa e sono uscito per Novara. Sono felice per tre motivi: la cultura della vita dice che la pace deve essere costruita e mantenuta giorno per giorno, deve esserci la possibilità che due popoli e due paese possano, a livello scientifico, economico e sportivo scambiarsi messaggi culturali, infine – commenta – i tempi cambiano e dobbiamo gestire questa innovazione, cercando di ammettere i nostri difetti e di comprendere quelli degli altri».
Dopo avere giocato negli Stati Uniti, in Olanda, in Germania e in Australia, Brent Buffa, trentenne americano di Saint Louis nel Missouri e tifoso dei Saint Louis Cardinals, è approdato quest’anno a Novara, dove ha disputato un’ottima stagione che avrebbe meritato un record migliore di quello ottenuto (cinque vittorie e sette sconfitte) anche in virtù di una media pgl di 0,99, ovvero meno di un punto a partita guadagnato su di lui. Notevoli sono anche la sua media battuta (341) e la sua media di arrivi in prima (554). «Da giovane giocavo in terza base e in prima base – ha detto Buffa – poi, al college, mi hanno provato come lanciatore e da allora praticamente non mi hanno più lasciato battere, anche perchè battendo da mancino esponevo il gomito destro, del braccio che uso per lanciare, a possibili rischi di essere colpito da lanci dei lanciatori avversari. Era da alcuni anno che cercavo di venire a giocare in Italia, anche perchè sono di origini italiane: ho una bisnonna di Firenze e un bisnonno di Palermo».
A Novara, Brent Buffa ha avuto per la prima volta un manager cubano, Richard Macias: «Ho notato che i cubani sono molto appassionati – ha confessato Buffa – lavorano sodo; si vede che amano il gioco del baseball e fanno quello che si deve fare per migliorare. Con Richard Macias non ho avuto nessun tipo di problema». Secondo Brent Buffa il fatto che Stati Uniti e Cuba abbiano riallacciato rapporti diplomatici concreti aprendo le ambasciate «è una cosa molto buona, anche perchè è sempre bene avere buoni rapporti con le varie nazioni. Prima, negli Stati Uniti si sono dette tante cose, si raccontavano tante storie ed è difficile capire completamente cosa sia vero e cosa no, non si sa cosa poter credere veramente».

Lino Antonioli
Sandro Devecchi

Leggi di più sul Corriere di Novara di sabato 25 luglio 2015