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Il Presidente Abodi scrive ai tifosi del Novara Calcio

Il Presidente Abodi scrive ai tifosi del Novara Calcio
Sport 25 Marzo 2016 ore 21:00

Ennesimo capitolo dell’infinita “querelle” tra Andrea Abodi ed i tifosi del Novara. Dopo i fischi di sabato scorso al “Piola” e le contestazioni innescate da qualche frase quantomeno “sibillina” postata sul proprio profilo twitter il Presidente della Lega di B ha voluto chiarire la sua posizione in una lunga lettera aperta che vi pubblichiamo integralmente:

 

“Dopo i fatti e le polemiche dei giorni scorsi, sento il bisogno e il dovere di scrivere questa lettera aperta indirizzata alla comunità di Novara, al Novara Calcio e ai suoi Tifosi, per tendere la mano, chiarire gli equivoci, cercare di recuperare serenità e dare un contributo per far prevalere, anche nella diversità delle opinione, il senso del rispetto. 

L'ho fatto solo oggi perché mi sembrava poco opportuno e decoroso sovrappormi alla cronaca di avvenimenti drammatici, tristi e dolorosi come quelli che stiamo vivendo in Europa, che ci aiutano anche a ridare un senso e un significato alla nostra vita quotidiana.

Ma, come ho detto, ho sentito il dovere di scriverVi perché gli equivoci che si stanno consolidando sono gravi e grande è il rischio che diventino poco recuperabili, e io non ho voglia di fare l'errore di due anni fa, quando ho lasciato che a Novara i fatti relativi al "famoso" ripescaggio li raccontassero solo gli altri, con evidenti conseguenze. Vi scrivo perché Novara è una delle "nostre" Città, ricca di storia, di valori, di operosità e di eccellenze. Scrivo a Voi anche perché il Novara Calcio è uno dei 22 "figli" della famiglia della B, con un presidente, Massimo De Salvo, che stimo come persona, presidente di Club e Imprenditore, che è anche stato decisivo per la mia elezione a presidente di Lega e questo non lo dimenticherò mai. Detto tutto ciò, per me sarebbe stato insopportabile accettare che qualcuno mi attribuisse sentimenti che non provo nei confronti di una Comunità e una Società.

Ho sempre ritenuto giusto, in questi anni di presidenza di Lega, ascoltare la voce dei Tifosi e aprire un confronto che ci aiutasse a migliorare, senza mai sottrarmi, neanche nei momenti difficili. Non per protagonismo, ma per senso di responsabilità.

Ascoltare, dialogare e rispondere molto spesso mi sono stati utili per comprendere, spiegare e chiarire, peggiorando sicuramente la mia qualità della vita, ma migliorando la qualità dei rapporti. A volte, proprio grazie al dialogo, abbiamo cambiato opinione o posizione, altre volte le convinzioni sono rimaste diverse, ma ho sempre ritenuto doveroso da parte mia non nascondermi e rendermi disponibile.

A Novara due anni fa ci siamo trovati su piani diversi: la società legittimamente a tutela dei suoi interessi e la Lega a tutela di quelli associativi. È andata com'è andata e resta solo il rammarico di non essere stati capaci, a partire dal sottoscritto, a spiegare all'opinione pubblica cosa sia effettivamente successo, in modo chiaro, semplice, trasparente e terzo. Permettetemi però di dire che solo pensare ad atteggiamenti "punitivi" da parte mia è agli antipodi della realtà se si conoscessero le norme, che non consentono scelte di questa natura, e la mia persona, incapace di comportamenti di questa bassa natura.

D'altro canto, credo che la gente abbia sempre il diritto di conoscere le cose per quelle che sono, al di là degli inevitabili interessi di parte. Avevo concordato con il presidente De Salvo, con Massimo, di tornare a Novara per il derby piemontese, ma un piccolo problema di famiglia mi ha costretto a rimandare a sabato scorso, commettendo però l'errore formale e sostanziale di non avvisarlo, e me ne scuso. Arrivato allo stadio, come succede sempre ovunque vada, ho chiesto di salutare e ringraziare i due allenatori, l'arbitro e la sua squadra. Non ho pensato che attraversando il campo sarei stato male interpretato, con tutto quello che è avvenuto fino alla mia uscita dallo stadio.

Voglio essere chiaro: i fischi e gli sfottò fanno parte del "gioco" e credo che debba essere assicurato il diritto di dissentire e non apprezzare il comportamento di chiunque, naturalmente a partire dal sottoscritto. Al di là che siano giuste o sbagliate le motivazioni, preferirei sempre spiegare e chiarire, ma farà sempre parte dei miei doveri saper accettare critiche e proteste civili. Altra cosa sono gli insulti personali, che toccano l'intimo degli affetti presenti e ahimè andati, a quelli non mi abituerò mai. Non li considererò mai routine.

Nel confronto delle ore successive con alcuni Tifosi, peraltro in un rapporto consolidato in questi anni, ho risposto in particolare a uno di loro che, senza malizia, mi parlava del mio divertimento nell'accoglienza allo stadio e di errori arbitrali. E gli ho risposto, pensando di rivolgermi direttamente a lui e indirettamente a quelli che si sono distinti per la maleducazione e l'inciviltà degli insulti, magari le stesse persone che in altre occasioni hanno insultato, in modo non propriamente goliardico, la Società o l'Amministrazione. 

Le mie frasi su maleducazione e inciviltà, e sul rapporto tra ambizioni e comportamenti, mi auguro sia definitivamente chiaro che rappresentavano una risposta a una persona - per bene - e un riferimento a quelli che, a qualsiasi latitudine, non credo debbano essere giustificati.

Un saluto a tutti Voi”.

Andrea Abodi

Ennesimo capitolo dell’infinita “querelle” tra Andrea Abodi ed i tifosi del Novara. Dopo i fischi di sabato scorso al “Piola” e le contestazioni innescate da qualche frase quantomeno “sibillina” postata sul proprio profilo twitter il Presidente della Lega di B ha voluto chiarire la sua posizione in una lunga lettera aperta che vi pubblichiamo integralmente:

 

“Dopo i fatti e le polemiche dei giorni scorsi, sento il bisogno e il dovere di scrivere questa lettera aperta indirizzata alla comunità di Novara, al Novara Calcio e ai suoi Tifosi, per tendere la mano, chiarire gli equivoci, cercare di recuperare serenità e dare un contributo per far prevalere, anche nella diversità delle opinione, il senso del rispetto. 

L'ho fatto solo oggi perché mi sembrava poco opportuno e decoroso sovrappormi alla cronaca di avvenimenti drammatici, tristi e dolorosi come quelli che stiamo vivendo in Europa, che ci aiutano anche a ridare un senso e un significato alla nostra vita quotidiana.

Ma, come ho detto, ho sentito il dovere di scriverVi perché gli equivoci che si stanno consolidando sono gravi e grande è il rischio che diventino poco recuperabili, e io non ho voglia di fare l'errore di due anni fa, quando ho lasciato che a Novara i fatti relativi al "famoso" ripescaggio li raccontassero solo gli altri, con evidenti conseguenze. Vi scrivo perché Novara è una delle "nostre" Città, ricca di storia, di valori, di operosità e di eccellenze. Scrivo a Voi anche perché il Novara Calcio è uno dei 22 "figli" della famiglia della B, con un presidente, Massimo De Salvo, che stimo come persona, presidente di Club e Imprenditore, che è anche stato decisivo per la mia elezione a presidente di Lega e questo non lo dimenticherò mai. Detto tutto ciò, per me sarebbe stato insopportabile accettare che qualcuno mi attribuisse sentimenti che non provo nei confronti di una Comunità e una Società.

Ho sempre ritenuto giusto, in questi anni di presidenza di Lega, ascoltare la voce dei Tifosi e aprire un confronto che ci aiutasse a migliorare, senza mai sottrarmi, neanche nei momenti difficili. Non per protagonismo, ma per senso di responsabilità.

Ascoltare, dialogare e rispondere molto spesso mi sono stati utili per comprendere, spiegare e chiarire, peggiorando sicuramente la mia qualità della vita, ma migliorando la qualità dei rapporti. A volte, proprio grazie al dialogo, abbiamo cambiato opinione o posizione, altre volte le convinzioni sono rimaste diverse, ma ho sempre ritenuto doveroso da parte mia non nascondermi e rendermi disponibile.

A Novara due anni fa ci siamo trovati su piani diversi: la società legittimamente a tutela dei suoi interessi e la Lega a tutela di quelli associativi. È andata com'è andata e resta solo il rammarico di non essere stati capaci, a partire dal sottoscritto, a spiegare all'opinione pubblica cosa sia effettivamente successo, in modo chiaro, semplice, trasparente e terzo. Permettetemi però di dire che solo pensare ad atteggiamenti "punitivi" da parte mia è agli antipodi della realtà se si conoscessero le norme, che non consentono scelte di questa natura, e la mia persona, incapace di comportamenti di questa bassa natura.

D'altro canto, credo che la gente abbia sempre il diritto di conoscere le cose per quelle che sono, al di là degli inevitabili interessi di parte. Avevo concordato con il presidente De Salvo, con Massimo, di tornare a Novara per il derby piemontese, ma un piccolo problema di famiglia mi ha costretto a rimandare a sabato scorso, commettendo però l'errore formale e sostanziale di non avvisarlo, e me ne scuso. Arrivato allo stadio, come succede sempre ovunque vada, ho chiesto di salutare e ringraziare i due allenatori, l'arbitro e la sua squadra. Non ho pensato che attraversando il campo sarei stato male interpretato, con tutto quello che è avvenuto fino alla mia uscita dallo stadio.

Voglio essere chiaro: i fischi e gli sfottò fanno parte del "gioco" e credo che debba essere assicurato il diritto di dissentire e non apprezzare il comportamento di chiunque, naturalmente a partire dal sottoscritto. Al di là che siano giuste o sbagliate le motivazioni, preferirei sempre spiegare e chiarire, ma farà sempre parte dei miei doveri saper accettare critiche e proteste civili. Altra cosa sono gli insulti personali, che toccano l'intimo degli affetti presenti e ahimè andati, a quelli non mi abituerò mai. Non li considererò mai routine.

Nel confronto delle ore successive con alcuni Tifosi, peraltro in un rapporto consolidato in questi anni, ho risposto in particolare a uno di loro che, senza malizia, mi parlava del mio divertimento nell'accoglienza allo stadio e di errori arbitrali. E gli ho risposto, pensando di rivolgermi direttamente a lui e indirettamente a quelli che si sono distinti per la maleducazione e l'inciviltà degli insulti, magari le stesse persone che in altre occasioni hanno insultato, in modo non propriamente goliardico, la Società o l'Amministrazione. 

Le mie frasi su maleducazione e inciviltà, e sul rapporto tra ambizioni e comportamenti, mi auguro sia definitivamente chiaro che rappresentavano una risposta a una persona - per bene - e un riferimento a quelli che, a qualsiasi latitudine, non credo debbano essere giustificati.

Un saluto a tutti Voi”.

Andrea Abodi

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