Teatro a Novara

Marco Maffei porta “Parole perse” al Broletto di Novara

La compagnia “Il dannato amore” debutta venerdì 10 aprile con una storia di teatro e memoria

Marco Maffei porta “Parole perse” al Broletto di Novara

Una compagnia teatrale amatoriale prende vita da un gruppo di amici, con un inizio inaspettato: una scrivania di banca. Ora, il palcoscenico attende il loro debutto a Novara.

Di Eleonora Groppetti

Il debutto di “Parole perse. El Alamein, 1942”

Il 10 aprile alle 21, il Salone dell’Arengo al Broletto ospiterà la compagnia “Il dannato amore” con lo spettacolo “Parole perse. El Alamein, 1942”, scritto da Marco Maffei e diretto da Rosangela Percoco. Il cast include Dario Accetta, Simonetta Comoli, Danilo Defranchis, Angelo Fossati, Marco Maffei e Giulia Pedrazzi. L’ingresso è libero e le eventuali offerte saranno destinate alla Comunità Sant’Egidio di Novara.

Marco Maffei, novarese e ideatore del progetto, racconta: «Tutto è nato come un esperimento quando sono diventato direttore dell’area di Milano e poi della Lombardia in un gruppo bancario. Riunire persone con anime diverse è sempre una sfida. Grazie al teatro, che funge da strumento di formazione e aggregazione, siamo riusciti a coinvolgere settanta persone unite dalla passione. Il nostro primo spettacolo risale al 2015, a Monza».

Inizialmente, l’iniziativa era riservata all’interno del gruppo. Tuttavia, dopo il pensionamento, Maffei ha ripreso a recitare con una decina di amici, trovando una sede a Magenta. «Il nome della compagnia è un anagramma del mio incarico come capo area Milano nella direzione territoriale Nord Ovest: “Il dannato amore” nasce da “dt no area Milano”. Ho sempre avuto la passione per la scrittura, che ho coltivato negli anni, anche se non sempre legata al teatro. Dopo una vacanza a El Alamein, dove si è svolta una battaglia durante la Seconda Guerra Mondiale, sono stato coinvolto in una mostra all’Archivio di Stato di Novara per il 150° dell’Unità d’Italia, intitolata “150 artisti raccontano la nostra storia”».

«Il testo che ho scritto è frutto di queste esperienze. Gli amici lo hanno letto e apprezzato, e dopo averlo inviato a vari concorsi, ha ricevuto riscontri positivi, vincendo diversi premi. Così è diventato un copione, con la prima parte in prosa e la seconda in endecasillabi. Non ha intento politico, ma è un’opera contro la guerra e a favore della pace. La regista Rosangela Percoco, scrittrice e docente di teatro, ci ha fornito preziosi consigli e insegnamenti: il merito dei nostri successi va a lei, mentre i nostri limiti sono responsabilità nostra».

La storia ruota attorno a cinque personaggi: un capitano, dei soldati e un’infermiera, la quale non viene mai nominata. Si trovano in una trincea senza sapere il motivo della loro presenza. Devono uscire per cercare qualcosa, il cui significato si svelerà nel corso dell’opera. Sono anime, non semplici soldati, e le parole perdute emergono dai loro pensieri.

La seconda parte dell’opera si sviluppa in endecasillabi, poiché «aiutano a dare forma alle parole, scelte con cura e sottolineate da rime e assonanze. La musica, creata appositamente da Dario Accetta, accompagna momenti chiave come la notte prima della battaglia, il luogo, il discorso del capitano, l’elogio funebre e il ritorno. I dettagli storici sono stati verificati e ispirati al racconto del nonno di Giulia Petrazzi, che ha partecipato alla battaglia. L’intero racconto è stato romanzato per osservare la guerra da una prospettiva più umana e laterale. Quando la scrittura si trasforma in teatro, è una grande soddisfazione».