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Il caso

L'appello da Vocogno e Domodossola: "Sulle messe in latino il Vescovo faccia un passo indietro"

Monsignor Brambilla ha stabilito una stretta sulle messe in lingua latina che sta facendo discutere

L'appello da Vocogno e Domodossola: "Sulle messe in latino il Vescovo faccia un passo indietro"
Attualità VCO, 19 Novembre 2022 ore 07:00

Un gruppo di fedeli delle parrocchie di Vocogno e Domodossola ha scritto una lettera per contestare il provvedimento deciso dal Vescovo a inizio novembre sulle messe in latino celebrate da don Stefano Coggiola e don Alberto Secci nella zona.

Braccio di ferro a Vocogno e Domodossola

E' con una lettera che un gruppo di fedeli delle comunità di Vocogno e Domodossola accendono i riflettori sulla situazione venutasi a creare dopo la presa di posizione del Vescovo in merito alle messe in latino. I due parroci ossolani don Stefano Coggiola e don Alberto Secci  celebrano infatti da qualche tempo la liturgia seguendo il missale che veniva utilizzato prima del Concilio Vaticano II. Monsignor Franco Giulio Brambilla a inizio novembre ha annunciato che dal 27 novembre questa situazione non sarà più tollerata.

La lettera dei fedeli in difesa dell'operato dei due don "ribelli"

"Vi scrivo per rendere noto l'appello - recita la comunicazione inviata alla nostra redazione da una lettrice - che io e tanti altri fedeli rivolgiamo al vescovo di Novara Mons. Brambilla a seguito del comunicato del 1/11 di cui allego il testo. Abbiamo scritto parecchie lettere al vescovo ma purtroppo nessuno ha ricevuto una risposta. Non trovo giusto che questa discriminazione avvenga nell'ombra. Siamo una comunità che da tanti anni frequenta la chiesa di Vocogno e la cappella di Domodossola proprio perché lì troviamo ciò che non c'è altrove. È davvero ingiusto che i nostri parroci vengano rimossi dopo che hanno mostrato tanto zelo per la cura delle anime. Dalla prima domenica di avvento ci ritroveremo praticamente per la strada in quanto il vescovo ha proibito la celebrazione delle messe. Le motivazioni espresse nel comunicato sono assurde se si considera la situazione in generale delle chiese della zona che sono sempre più vuote. Perché sopprimere una realtà cristiana attiva e vitale? Chiediamo quindi al vescovo di fare in umiltà un passo indietro e permettere a don Alberto e don Stefano di proseguire la missione che Dio ha loro affidato".

Una vicenda che ha le sue radici nel passato

Il comunicato del Vescovo va a incidere nuovamente in una situazione che in passato è stata al centro di un lungo contenzioso. Già nel 2008 i due sacerdoti ossolani erano stati colpiti da alcuni "provvedimenti disciplinari" e risale allo scorso anno la scomunica latae sententiae di un altro sacerdote fedele alla liturgia  tridentina, don Marco Pizzocchi, delle parrocchie di Garbagna e Nibbiola.

Il comunicato del Vescovo

Nella sua lettera del 1° novembre scorso, Monsignor Brambilla richiama fedeli e sacerdoti al rispetto del Motu Proprio Traditionis Custodes di Papa Francesco del 16 luglio 2021, con il quale si ribadiva che al Vescovo spetta la competenza di custodire e promuovere la vita liturgica della Diocesi, in comunione con la Sede Apostolica. In particolare - e Monsignor Brambilla cita questo passaggio nella sua lettera - il documento della Santa Sede chiedeva di "ritenere i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, in conformità ai decreti del Concilio Vaticano II, come l’unica espressione della lex orandi del Rito Romano". In sostanza quindi, il documento pone fine alla linea di "tolleranza" nei confronti delle celebrazioni in latino officiate ad esempio dai gruppi lefebreviani e da altri tradizionalisti.

La decisione su Vocogno e Domodossola

"Nella nostra Diocesi - recita il comunicato del Vescovo - sono attivi alcuni gruppi, a cui il mio predecessore aveva concesso di celebrare secondo il rito del Missale Romanum (1962). Ora, dovendo aggiornare le sue decisioni al nuovo Motu Proprio, con i criteri in esso contenuti, a partire dalla Prima Domenica di Avvento (27 novembre 2022) dispongo quanto segue:
1. Nell’Ossola il gruppo dell’ospedale di Domodossola si unirà al gruppo della Chiesa di Vocogno, per celebrare la messa secondo il Missale Romanum (1962) nel Santuario di Re. Nella Chiesa parrocchiale di Vocogno verrà riattivata la Messa domenicale in italiano secondo i libri liturgici promulgati dai santi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II, per consentire a tutti i fedeli di parteciparvi.
2. Si riprende la possibilità della celebrazione secondo il Rito del 1962 a Verbania nella Chiesa di San Giuseppe (in Pallanza), sospesa nel periodo di Covid.
3. Si continua la celebrazione secondo il Missale Romanum (1962) a Romagnano trasferendola nella Chiesa sussidiaria Madonna del Popolo e/o nella Cappella dell’Oratorio di Romagnano".

"Fedeli, vigilate contro gli abusi"

"Il Vescovo - prosegue il comunicato - concederà la facoltà di celebrare solo a quei presbiteri (art. 5 di Traditionis custodes) che riconoscano esplicitamente la validità, legittimità e fecondità del rito celebrato con il Missale Romanum, Editio Typica Tertia del 2002, e si impegnino a prendersi cura affinché i fedeli partecipino al rito celebrato secondo il Missale Romanum (1962) non con uno spirito alternativo alla forma attuale della Messa romana. Invito tutti i presbiteri e i fedeli a custodire e promuovere il tesoro di una liturgia bella, orante, comunitaria, e a vigilare contro ogni forma di abuso e di appropriazione personale, come ho ampiamente illustrato nelle due lettere pastorali dedicate all’Eucaristia (Alla tua cena mirabile, 2021) e alla Parola di Dio (I semi del tempo, 2022). La liturgia della Chiesa è la grammatica della sua fede, che deve esprimersi in modo concorde per celebrare il mistero santo di Dio che si rende presente in mezzo a noi". Il braccio di ferro tra fedeli e Curia sembra essere appena iniziato.

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