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Scoperto ai Lagoni di Mercurago un masso con incisioni particolari

u già notata alcuni decenni fa, ma solo ora è stata individuata di nuovo e studiata per la prima volta dal Gruppo Archeologico

Scoperto ai Lagoni di Mercurago un masso con incisioni particolari
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Il Parco dei Lagoni così ricco di memorie archeologiche non ha ancora finito di stupire, perché, se è vero che i suoi reperti non sono immediatamente visibili in quanto custoditi quasi totalmente a Torino, altre tracce tangibili sono rimaste nei boschi locali.

La nuova scoperta

Una di queste tracce è una roccia di circa 2 m x 1,25 appiattita al suolo che mostra una quindicina di ‘coppelle’ ossia di incavi tondi scavati dall’uomo per effettuare pratiche rituali. La roccia si trova all’estremità sud del parco, in regione cascina Montaccio – Costa del Pinino entro i confini di Dormelletto. Fu già notata alcuni decenni fa, ma solo ora è stata individuata di nuovo e studiata per la prima volta dal Gruppo Archeologico. Allo studio specifico si rimanda nelle pagine della rivista illustrata dedicata proprio a questi nuovi reperti emersi “Le rive”, presente con cadenza bimestrale anche nelle edicole aronesi.

Basti qui dire che le coppelle del parco si potrebbero inquadrare nell’arco temporale del periodo storico testimoniato nell’area protetta, cioè dall’età del Bronzo a quella del Ferro, anche se manca la possibilità di datarle con precisione.

Tutti i dettagli su “Le Rive”

Sulla rivista sono ampiamente illustrate le immagini delle incisioni del masso e riportate le loro misure, ma viene altresì presentata una mappa della presenza delle altre rocce analoghe fin qui scoperte nel Basso Verbano Novarese, con la convinzione che altre siano finora sfuggite alla attenzione umana o quantomeno sia mancato uno studio sistematico.

I segni per descrivere meglio il passato

Infine, è proprio attraverso questi piccoli segni che è possibile comprendere un po' meglio la vita passata dei nostri antenati. Possiamo per esempio immaginare che sulla collinetta alta una ventina di metri sopra una valletta un gruppo di antichi abitatori praticasse stagionalmente dei riti per invocare la fertilità dei campi o degli animali allevati, versando nelle cavità appositamente incise acqua, latte o sangue e invocando gli dèi. Ma è solo una delle ipotesi che solo “la macchina del tempo” in futuro potrebbe confermare o modificare.

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