Il processo

Contributi indebiti dall'Europa: a giudizio tre risicoltori novaresi

Sequestrati denaro e immobili per un valore complessivo di circa 530 mila euro

Contributi indebiti dall'Europa: a giudizio tre risicoltori novaresi
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Sotto la direzione degli uffici della procura europea di Torino, nei primi giorni di maggio dell’anno scorso la Guardia di Finanza di Novara aveva sequestrato denaro e immobili per un valore complessivo di circa 530 mila euro nei confronti di un’importante azienda agricola di San Pietro Mosezzo.

Il caso

Era l’epilogo di una più complessa e articolata indagine che aveva portato anche alla denuncia a piede libero dei tre soci per truffa aggravata e malversazione a danno del bilancio dell’Unione europea. L’azienda, secondo l’ipotesi degli inquirenti, avrebbe indebitamente beneficiato di un contributo erogato nell’ambito delle risorse messe a disposizione nel settore della Pac, la Politica Agricola Comune, da utilizzare per la realizzazione di impianti di essiccazione del riso. Accogliendo la richiesta del pm Giovanni Castellani, a febbraio 2024 il gip del tribunale di Novara ha disposto il rinvio a giudizio dei tre imprenditori novaresi, soci per l’appunto dell’azienda finita nei guai, che erano attesi in aula, l’altro giorno. Tramite i loro legali, i tre hanno respinto le accuse.

Gli approfondimenti investigativi dell’epoca avevano fatto emergere come la società agricola controllata, costituita solo dopo la pubblicazione del bando, fosse risultata assegnataria di quel contributo in virtù del fatto di essere costituita dall’aggregazione di cinque aziende agricole, fattore determinante per l’ottenimento di un maggior punteggio ai fini dell’erogazione del contributo stesso. Inoltre, tre delle aziende socie avrebbero costituito, da sole, il 95% delle quote e, per di più, avrebbero fatto capo ad un unico imprenditore.

A seguito dei numerosi presunti riscontri in ordine alle ipotesi di reato formulate, la procura europea di Torino aveva chiesto e ottenuto dal gip di Novara l’emissione di un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per un valore di poco superiore ai 500 mila euro, corrispondente all’importo del contributo comunitario che sarebbe stato indebitamente ricevuto ed in parte al profitto derivante dal presunto indebito utilizzo dell’impianto a favore di aziende estranee alla compagine sociale.

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