Cronaca
Tribunale

Omicidio Mendola: nessuno sconto di pena per il killer

La decisione presa dalla Suprema Corte è definitiva: Lembo sconterà 30 anni di carcere

Omicidio Mendola: nessuno sconto di pena per il killer
Cronaca Arona, 09 Novembre 2022 ore 07:00

Omicidio Mendola: la Cassazione mette la parola fine alla vicenda giudiziaria, Antonio Lembo non potrà godere di nessuno sconto di pena.

Omicidio Mendola: la decisione della Cassazione

Nessuno sconto per il bustese Antonio Lembo, attualmente detenuto in carcere per il delitto Mendola. Nei giorni scorsi si è tenuta l’udienza davanti ai giudici della Sezione quinta della Cassazione nel corso della quale Gabriele Pipicelli, legale di Lembo, ha provato ad ottenere una diminuzione della pena di 14 anni, un automatismo correlato all’accettazione delle attenuanti generiche.

Nessuno sconto di pena

Ma per la seconda volta il ricorso presentato dall’avvocato di Verbania è stato rigettato. Il killer, dunque, nonostante abbia aiutato gli inquirenti a ricostruire l’accaduto, resterà in cella per 30 anni: sentenza adesso definitiva.

Una vicenda che aveva fatto scalpore

Il brutale assassinio, va ricordato, era avvenuto il 4 aprile 2017 in frazione San Giorgio, località Baraggia, di Pombia. Quel martedì sera Lembo e il suo complice, il cognato Angelo Mancino – anch’esso condannato in abbreviato a 30 anni – avevano attirato l’operaio 33enne di Gela, Matteo Mendola, nei boschi dell’Ovest Ticino con una scusa e con l’obiettivo di farlo fuori. E così avevano fatto. Mendola era stato prima raggiunto da alcuni colpi di pistola, e poi finito per mezzo di una vecchia batteria d’auto trovata sul posto e utilizzata per fracassargli il cranio. A ricostruire il movente e a risalire grazie alle cellule telefoniche e ai sistemi di videosorveglianza a Lembo e Mancino, erano stati i carabinieri del Nor di Arona. Stando a quanto aveva raccontato lo stesso Lembo era stato l’imprenditore Giuseppe Cauchi, 54 anni, condannato in Appello a 26 anni (c’è spazio ancora per il terzo grado), a dare l’ordine di uccidere il giovane, a quanto pare per un regolamento di conti legato al traffico di droga, o forse anche per saldare un presunto debito che il fratello aveva contratto con Cauchi lavorando nei suoi cantieri.

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